L’USARCI in difesa degli Agenti di commercio contro il caro carburanti

La benzina venduta sulla rete stradale a 2,008 euro al litro e in autostrada a 2,085 euro al litro rappresenta un vero e proprio record storico negativo per la categoria degli agenti di commercio.

Dall’inizio delle rilevazioni ufficiali dei prezzi medi giornalieri (avviate il 1° agosto 2023), non si era mai registrato un livello così elevato sui tabelloni dei distributori.
Per ritrovare picchi di costo analoghi occorre risalire alle medie settimanali del 2022, quando lo scoppio del conflitto in Ucraina fece schizzare in alto i listini. All’epoca, nella settimana tra il 27 giugno e il 3 luglio 2022, la media si attestò a 2,065 euro al litro (un dato persino inferiore alla tariffa autostradale odierna).

Solamente nella rilevazione di metà marzo 2022 si toccò una media di 2,137 euro al litro: un livello di emergenza tale da spingere il Governo ad adottare interventi straordinari di taglio delle accise per circa 30,5 centesimi al litro (IVA inclusa). 

Per gli agenti e i rappresentanti di commercio, che percorrono mediamente decine di migliaia di chilometri all’anno per coprire i propri mandati e raggiungere la clientela, questa impennata continua si traduce in una drastica riduzione dei margini di guadagno e in un costo d’impresa ormai fuori controllo. 

Giovanni Di Pietro, presidente nazionale Usarci, come commenta questo nuovo record dei prezzi della benzina?  “Siamo di fronte a una vera e propria emergenza che colpisce al cuore la nostra professione. Per un agente di commercio l’automobile non è un bene di consumo voluttuario, ma uno strumento di lavoro indispensabile, al pari di un macchinario per un’industria. Pagare il carburante oltre i 2 euro al litro, e quasi 2,10 in autostrada, significa erodere direttamente il reddito netto delle nostre famiglie, traducendosi in un extra-costo annuo di oltre 1.500 euro che grava interamente sulle nostre spalle”. 

Quali sono le richieste urgenti che il sindacato rivolge alle istituzioni?  “Chiediamo con forza un intervento immediato. Serve un calmieramento delle accise o la sterilizzazione dell’IVA sui carburanti per chi utilizza il veicolo a fini professionali. Ma non basta: è indifferibile una revisione della deducibilità dei costi auto e della detraibilità dell’IVA per la categoria. Siamo bloccati da decenni su un tetto di deducibilità fissa a 25.822 euro, parametro stabilito sul finire degli anni ’90 che non ha alcun’aderenza con la realtà economica odierna e con la transizione ecologica del parco auto”. 

Quali saranno i prossimi passi dell’USARCI se non arriveranno risposte?  “Non possiamo restare a guardare mentre la redditività del nostro lavoro viene azzerata dal caro-vita e da una fiscalità penalizzante. Chiederemo con urgenza un tavolo di confronto ai Ministeri competenti: la categoria produce PIL e garantisce la continuità della rete distributiva del Paese, va tutelata prima che molte agenzie siano costrette a chiudere”.  

Fonte Electomagazine

Sales Summit 2026

Il Sales Summit si conferma il principale punto di riferimento in Italia per il sales management, nato con l’obiettivo di connettere, ispirare e far crescere il mondo delle vendite.

L’evento rappresenta un vero e proprio ponte tra la ricerca accademica e l’operatività aziendale, affrontando i temi più urgenti per la forza vendita: dall’attrazione e retention dei giovani talenti commerciali, all’impatto dell’intelligenza artificiale, fino all’evoluzione delle competenze e della consulenza.

L’ultima edizione, tenutasi a Portonovo (Ancona), si è trasformata in un intenso laboratorio di idee in cui università, manager e associazioni di categoria si sono confrontati sulla necessità di valorizzare la professione commerciale, riaffermandone il ruolo primario di motore strategico per l’economia e la crescita delle imprese.

Come ha sottolineato il Prof. Silvio Cardinali (docente di Marketing & Sales presso l’Università Politecnica delle Marche e co-organizzatore dell’evento), il Sales Summit nasce proprio come un luogo di confronto internazionale e di contaminazione reciproca tra mondo accademico e tessuto imprenditoriale, indispensabile per comprendere la direzione strategica che la professione sta intraprendendo.

In questo scenario di profonda trasformazione, la presenza e il contributo della nostra associazione sono stati centrali per ribadire la forza e la centralità degli agenti e rappresentanti di commercio.

Il Presidente Giovanni Di Pietro (intervista) e il Vicepresidente Mauro Ristè (intervista) hanno portato la voce della categoria, evidenziando come la digitalizzazione e le nuove tecnologie debbano affiancare — e mai sostituire — il valore insostituibile delle relazioni umane, della fiducia e della professionalità che gli agenti garantiscono quotidianamente sul territorio.

Per USARCI, appuntamenti come il Sales Summit rappresentano un’occasione fondamentale non solo di aggiornamento professionale e networking, ma anche di forte riaffermamento dell’identità e della dignità del lavoro dell’agente di commercio nel mercato di oggi e di domani.

Senza agenti di commercio l’economia italiana si fermerebbe

Dalla Fondazione Enasarco un rapporto che racconta il peso economico di una professione troppo spesso dimenticata. Numeri che dovrebbero far riflettere istituzioni e opinione pubblica.

Chi pensa che l’agente di commercio sia semplicemente “chi vende prodotti” probabilmente non conosce il ruolo che questa professione svolge ogni giorno per l’economia italiana.

Dietro ogni nuovo cliente acquisito da un’impresa, dietro ogni contratto concluso, dietro ogni prodotto che arriva sugli scaffali di un negozio o nelle aziende del nostro Paese, c’è quasi sempre il lavoro di un agente di commercio.

È questa la fotografia che emerge dal rapporto presentato dalla Fondazione Enasarco lo scorso 30 giugno al CNEL. Un rapporto che mette in fila numeri impressionanti e restituisce finalmente il giusto valore a una categoria spesso invisibile, ma assolutamente indispensabile per il sistema economico nazionale.

Un quarto della ricchezza nazionale passa dagli agenti!

Il dato più sorprendente riguarda il valore dell’intermediazione commerciale.

Secondo le elaborazioni presentate da Enasarco, gli agenti di commercio movimentano ogni anno circa 500 miliardi di euro, una cifra pari a circa il 25% del Prodotto Interno Lordo italiano.

Significa che un euro su quattro prodotto nel nostro Paese transita, direttamente o indirettamente, attraverso l’attività di questa rete di professionisti.

È un dato che ribalta la percezione comune della categoria.

Gli agenti non rappresentano soltanto una forza vendita: sono il collegamento tra produzione e mercato, tra industria e distribuzione, tra imprese e clienti. Senza questo collegamento, il sistema economico perderebbe uno dei suoi principali fattori di sviluppo.

Una professione che sostiene intere filiere

L’attività dell’agente genera ricchezza ben oltre il rapporto con la mandante.

Per oltre 230.000 iscritti alla Fondazione Enasarco, l’automobile rappresenta il principale strumento di lavoro. Un mezzo che percorre complessivamente miliardi di chilometri ogni anno e che alimenta un enorme indotto economico.

Secondo le stime illustrate nel rapporto, gli agenti contribuiscono in maniera significativa al mercato dell’auto, del noleggio, dei carburanti, delle assicurazioni, della manutenzione e della componentistica, generando centinaia di milioni di euro di spesa ogni anno.

Ogni visita a un cliente, ogni viaggio, ogni appuntamento commerciale produce valore anche per decine di altri settori economici.

Il valore delle relazioni

L’agente di commercio lavora sul territorio.

Bar, alberghi, ristoranti e autogrill non rappresentano semplicemente luoghi di sosta, ma veri e propri uffici diffusi dove nascono relazioni commerciali, si costruisce fiducia e si concludono affari.

Anche questo produce economia.

Secondo la Fondazione Enasarco, la presenza quotidiana degli agenti genera un volume d’affari che sfiora i 2 miliardi di euro per il comparto dell’ospitalità e della ristorazione.

Ambasciatori del Made in Italy

Tra i dati più significativi emerge anche il ruolo degli agenti nella promozione delle eccellenze italiane.

Sono circa 70.000 i professionisti specializzati nel comparto alimentare e delle bevande, chiamati ogni giorno a valorizzare prodotti che rappresentano l’identità economica e culturale del nostro Paese.

Dietro il successo di molte imprese del Made in Italy non c’è soltanto la qualità del prodotto, ma anche il lavoro quotidiano di chi lo presenta, lo promuove e lo porta sui mercati.

Una categoria che crea valore per tutto il Paese

Il rapporto della Fondazione Enasarco evidenzia come l’attività degli agenti produca effetti positivi sull’intero sistema economico: occupazione, gettito fiscale, servizi finanziari, mobilità, turismo e consumi.

Una ricchezza diffusa che spesso rimane nascosta perché distribuita tra migliaia di imprese e milioni di rapporti commerciali.

Ed è forse proprio questa la caratteristica più straordinaria della professione: essere indispensabile senza apparire.

Il punto di vista di USARCI

Per USARCI questi numeri confermano ciò che sosteniamo da sempre.

L’agente di commercio non è un semplice intermediario, ma un protagonista dello sviluppo economico del Paese. È un imprenditore che investe quotidianamente nella propria attività, crea opportunità per le imprese mandanti, apre nuovi mercati e contribuisce alla competitività del sistema produttivo italiano.

Per questo motivo il riconoscimento del ruolo economico della categoria deve tradursi anche in politiche adeguate: maggiore tutela professionale, una fiscalità più equa e interventi concreti sui costi della mobilità.

I numeri raccontano una realtà difficilmente contestabile: senza gli agenti di commercio, una parte fondamentale dell’economia italiana semplicemente non funzionerebbe.

 

Dati: Enasarco

RAPPORTO EURISPES 2026: gli agenti di commercio di fronte a un mercato più debole e a nuove sfide

Anche quest’anno il Rapporto restituisce il quadro di un’Italia attraversata da profonde difficoltà economiche, incertezze sociali e trasformazioni strutturali che incidono direttamente sul tessuto produttivo nazionale. Una fotografia che riguarda da vicino anche gli agenti di commercio, categoria che quotidianamente misura sul mercato gli effetti del rallentamento dei consumi, della pressione fiscale e delle nuove sfide legate alla trasformazione digitale.

I dati raccolti dall’Eurispes descrivono una situazione che non può non riflettersi sull’attività commerciale. Il 57,3% degli italiani ritiene che la situazione economica del Paese sia peggiorata nell’ultimo anno e quasi un cittadino su due (47,8%) teme un ulteriore peggioramento nei prossimi dodici mesi. Solo l’8,6% guarda al futuro con ottimismo. 

Dietro questi numeri si nasconde un mercato caratterizzato da crescente prudenza negli acquisti, maggiore attenzione al prezzo e decisioni commerciali sempre più complesse. Condizioni che incidono direttamente sul lavoro degli agenti di commercio, chiamati a generare risultati in un contesto di domanda più debole e margini sempre più compressi.

Particolarmente significativo è il dato relativo alle famiglie italiane: soltanto il 24,4% riesce oggi a risparmiare, mentre il 62,1% arriva a fine mese con difficoltà e il 33,1% è costretto ad attingere ai risparmi accumulati negli anni precedenti per sostenere le spese correnti. Inoltre, il 60,2% degli italiani dichiara di rinviare acquisti ritenuti necessari.

Per chi opera nelle vendite questi numeri hanno una traduzione immediata: clienti più cauti, trattative più lunghe, riduzione degli ordini e crescente difficoltà nel trasformare i contatti commerciali in fatturato.

Il Rapporto mette inoltre in evidenza il progressivo indebolimento del ceto medio italiano. Secondo i dati richiamati da Eurispes, il potere d’acquisto del ceto medio si è ridotto di circa il 7,5% dal 2021 e la ricchezza netta delle famiglie italiane è diminuita del 5,5% nel periodo 2014-2024. 

Si tratta di una tendenza che riguarda da vicino anche molti agenti di commercio, professionisti che operano prevalentemente in forma autonoma e che devono affrontare contemporaneamente l’aumento dei costi di esercizio, delle spese di mobilità, degli investimenti tecnologici e degli oneri fiscali e contributivi.

Gli agenti di commercio svolgono una funzione strategica per migliaia di imprese italiane, in particolare per le piccole e medie aziende che fondano la propria crescita sulla presenza capillare sul territorio.

I dati assumono particolare rilevanza per una categoria che, secondo le stime di settore, contribuisce all’intermediazione di circa il 35% del PIL nazionale. Gli agenti di commercio rappresentano infatti uno dei principali canali attraverso cui le imprese italiane raggiungono il mercato, sviluppano nuovi clienti e consolidano la propria presenza sui territori.

La centralità economica della categoria è spesso sottovalutata. Eppure gli agenti costituiscono una delle principali infrastrutture commerciali del Paese, mettendo in relazione produzione, distribuzione e clientela finale e contribuendo all’intermediazione di una quota rilevante della ricchezza prodotta in Italia. Quando rallentano i consumi e si indebolisce il tessuto delle piccole e medie imprese, l’impatto si riflette inevitabilmente anche sull’attività degli agenti e, più in generale, sulla competitività del sistema economico nazionale.

Anche sul fronte fiscale emerge uno dei dati più significativi dell’intero Rapporto: il 76,87% del gettito IRPEF è sostenuto da appena 11,6 milioni di contribuenti, mentre circa il 43% della popolazione non versa imposta sul reddito.

È un elemento che riporta al centro il tema della sostenibilità del lavoro autonomo e della necessità di una maggiore attenzione verso coloro che producono reddito, occupazione e sviluppo economico.

Accanto alle criticità emergono però anche importanti opportunità. L’Eurispes dedica ampio spazio alla trasformazione digitale e all’intelligenza artificiale, fenomeni destinati a modificare profondamente anche il settore delle vendite. Gli strumenti di analisi dei dati, i CRM evoluti, l’automazione di alcune attività amministrative e le nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale possono aumentare la produttività degli agenti e migliorare la qualità del servizio offerto alle imprese mandanti e ai clienti.

La sfida consiste nel garantire che questa transizione sia accompagnata da adeguati percorsi formativi e da politiche che sostengano l’innovazione professionale, evitando che i relativi costi ricadano esclusivamente sui singoli operatori.

I dati del Rapporto Eurispes 2026 confermano dunque che gli agenti di commercio operano in un contesto economico sempre più complesso. Per questo motivo diventa essenziale rafforzare la rappresentanza della categoria e promuovere interventi capaci di sostenere il reddito professionale, ridurre il peso degli oneri fiscali e contributivi, favorire la digitalizzazione e valorizzare il ruolo strategico che gli agenti continuano a svolgere per la competitività delle imprese italiane.

In una fase storica caratterizzata da consumi deboli, incertezza e trasformazioni tecnologiche, la rete di vendita rappresenta ancora uno dei principali strumenti attraverso cui le imprese raggiungono il mercato. Difendere e valorizzare la professione dell’agente di commercio significa quindi sostenere una componente essenziale dell’economia nazionale.

 

Gli strani magheggi del Sole 24 Ore per attaccare gli Agenti di commercio

Antonello Marzolla è il segretario generale dell’Usarci, il sindacato degli agenti di commercio.  Quindi non stupisce che, nel suo intervento che leggerete qui sotto, difende la categoria dalle accuse del Sole 24 Ore a proposito di evasione fiscale. Il problema è che, a differenza di chi ha scritto l’articolo per il quotidiano di Confindustria, Marzolla utilizza dati e analisi per spiegare una situazione che, se assomigliasse a quella descritta dal Sole, vedrebbe come primi colpevoli proprio gli industriali e gli altri imprenditori. Che invece, curiosamente, sfuggono all’attacco del giornale contro la categoria.  Ma, come sottolinea il segretario dell’Usarci, la qualità dell’informazione è drammaticamente crollata negli ultimi anni.

Lo scorso 28 maggio, sulle pagine del “Il Sole 24 ore” all’interno della rubrica Fisco e Contribuenti è stato pubblicato un articolo a piena pagina firmato da Giovanni Parente e Gianni Trovati dal titolo “Evasione, la nuova mappa del rischio: più infedeli Ambulanti, Concessionari e Agenti di commercio”.

Confesso che dopo averlo letto ho pensato che lo scritto non meritasse nemmeno una risposta. Quello che ho letto sul giornale di Confindustria era a mio giudizio la rappresentazione plastica del famoso detto “il bue dà del cornuto all’asino”.

Mi sarei aspettato un minimo di riflessione, di ragionamento, invece no!

Gli Agenti di commercio sbattuti su tre colonne tra i contribuenti infedeli, senza un commento, senza approfondire la questione.

A suo tempo “Il Sole 24 ore” era una bibbia per gli addetti ai lavori ed i giornalisti approfondivano le notizie, cercavano e domandavano. Ora spiattellano dati senza ricercare alcun riscontro.

Tutto questo mi ha indotto a scrivere una risposta a “Il Sole 24 ore”, ai giornalisti che hanno riportato l’articolo, ma soprattutto voglio rivolgermi alla Categoria degli Agenti di commercio, infedeli pagatori di imposte.

Farò un ragionamento semplicissimo, seguitemi: come può un Agente di commercio evadere delle imposte?

Lo può fare solamente facendo del nero.

Ma “nero” di cosa? Ovviamente delle provvigioni.

Ma se un Agente di commercio percepisce delle provvigioni in nero vuol dire che le aziende che rappresenta fanno vendite in nero. Ovvio, semplice, indiscutibile

Un agente non può percepire provvigioni in nero da affari fatturati regolarmente ai clienti, e credo che su questo ci sia poco da discutere.

Quindi se un agente di commercio evade allora evade anche l’azienda, ma anche il cliente che acquista paga la merce in nero, altrimenti non ci sarebbe danaro in nero; perché chi lo fornisce è il cliente finale.

La catena degli evasori si ingrandisce, il cliente paga in nero, la mandante vende ed incassa in nero e dà all’agente le provvigioni in nero.

Non è complicato capirlo, quindi tra i contribuenti più infedeli bisogna aggiungerci le imprese e i clienti, altrimenti la cosa non funziona.

Quindi il giornale di Confindustria e anche l’Amministrazione Finanziaria, come in tutte le indagini che si rispettino per sostenere un’accusa dovrebbe seguire il denaro, vedere da dove arriva e dove finisce, altrimenti quei dati sono aritmetica sbagliata.

Ma c’è di più, perché chi scrive articoli e chi incolonna dati dovrebbe sapere che gli Agenti di commercio e le loro mandanti devono versare il contributo previdenziale paritetico obbligatorio all’Enasarco.

Quindi vendi, la mandante fattura e consegna, il cliente paga e la mandante riceve dall’Agente la fattura delle provvigioni maturate e su quelle versa la previdenza Enasarco.

Semplice, ma ora c’è il colpo di scena.

Sì perché l’Enasarco ci dice che il reddito per provvigioni cresce, ovvero gli Agenti di commercio italiani guadagnano più soldi che negli anni passati e quindi versano più contributi.

Ma allora come è possibile che i dati stampati su “Il sole 24 Ore” siano veritieri, se l’Enasarco, Ente controllato dal Ministero del lavoro, da quello dell’Economia,  dalla Corte dei Conti e anche dalla Categoria possa dire una cosa che diverge diametralmente dai dati riportati sul giornale degli imprenditori.

Non è che forse sono sbagliati i dati rilevati dall’Amministrazione Finanziaria e riportati poi dal quotidiano degli Industriali?

Provo a fare un esempio, supponiamo che un Agente ottenga da un cliente un ordine di 100, in nero. Il cliente pagherà l’azienda produttrice 100 in nero e all’agente spetterà una provvigione, supponiamo dell’8 per cento in nero.

Bene ora, visto che gli agenti di commercio sono “infedeli” nel dichiarare i propri redditi, anche se l’Enasarco ci dice il contrario, calcolate chi è più infedele.

Questa dell’infedeltà fiscale degli Agenti di commercio è una bufala colossale anche tenuto conto che gli agenti di commercio lavorano per aziende commerciali, industriali, artigiane. Fosse vero il “giro” degli infedeli si allargherebbe a macchia d’olio.

A questo punto però dobbiamo domandarci da dove arrivano i numeri pubblicati dall’Amministrazione finanziaria, quelli che servono a determinare gli “indici sintetici di affidabilità”.

Ad intorbidire i dati ci hanno pensato i codici ATECO che hanno accorpato Agenti di commercio e procacciatori d’affari, questi ultimi, nella stragrande maggioranza, veri e propri agenti irregolari, non in possesso dei requisiti di legge, non iscritti negli elenchi speciali tenuti dalle Camere di Commercio e nemmeno iscritti all’Enasarco.

Si stima che i procacciatori d’affari siano circa 50.000, tutti intermediari che operano per imprese mandanti che non applicano le norme contrattuali degli Agenti di commercio, quindi zero tutele, ed evadono in questo modo la contribuzione previdenziale Enasarco.

Ecco servito l’Indice Sintetico di Affidabilità di una Categoria che se vuole vedere le provvigioni le deve fatturare.

Ecco come costruire una Categoria di fiscalmente infedeli pronti ad essere i destinatari di una pioggia di accertamenti.

Sono sinceramente preoccupato e deluso da chi dovrebbe fabbricare indici veritieri circoscritti e logici e anche da chi, sulle pagine del principale quotidiano della Confindustria avrebbe potuto cercare dei “perché” anziché sbattere a piena pagine un titolo che colpevolizza un’intera Categoria senza la quale economia e Pil andrebbero a farsi benedire.

Antonello Marzolla

Fonte Electomagazine


Agenti di commercio: respingiamo rappresentazioni generalizzate e fuorvianti sulla categoria

COMUNICATO STAMPA

Agenti di commercio: respingiamo rappresentazioni generalizzate e fuorvianti sulla Categoria

USARCI esprime dissenso e forte preoccupazione per il titolo e per il contenuto dell’articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore dal titolo“Evasione, la nuova mappa del rischio: più infedeli ambulanti, concessionari e agenti di commercio”, firmato dal giornalista GiovanniTrovati, che associa impropriamente la Categoria degli Agenti di Commercio a fenomeni di evasione fiscale attraverso una lettura parziale dei dati relativi agli ISA e al concordato preventivo biennale.

Riteniamo necessario chiarire che gli indicatori sintetici di affidabilità fiscale (ISA) non rappresentano, né possono rappresentare, una “classifica degli evasori”.

Gli ISA sono strumenti statistici di compliance fiscale costruiti su parametri economici e settoriali complessi, influenzati da molteplici variabili, tra cui andamento del mercato, territorialità, struttura dei costi, dinamiche dei mandati, riduzione delle provvigioni e andamento generale dei consumi.

Attribuire automaticamente un basso punteggio ISA a comportamenti evasivi costituisce una semplificazione fuorviante e lesiva dell’immagine di decine di migliaia di professionisti che operano quotidianamente con correttezza e trasparenza.

La categoria degli agenti di commercio, inoltre, presenta caratteristiche particolari:

  • i compensi sono integralmente tracciati e certificati dalle mandanti;

  • le provvigioni transitano attraverso fatturazione elettronica e sistemi bancari;

  • gli operatori sono soggetti a controlli fiscali, previdenziali (INPS ed Enasarco) già particolarmente strutturati;

  • il settore ha subito negli ultimi anni profonde trasformazioni economiche, con forte contrazione dei margini e incremento dei costi operativi.

Occorre inoltre evidenziare che il concordato preventivo biennale è uno strumento volontario di pianificazione fiscale introdotto per incentivare la compliance e ridurre il contenzioso, non un indicatore di evasione.  

USARCI ritiene quindi inaccettabile ogni rappresentazione che finisca per alimentare una narrazione generalista e stigmatizzante verso una Categoria che svolge un ruolo essenziale nel sistema distributivo e commerciale italiano.

Gli Agenti di Commercio rappresentano ogni giorno il collegamento operativo tra imprese, territori e mercato, contribuendo alla competitività del tessuto economico nazionale. Meritano rispetto, equilibrio informativo e analisi fondate su dati contestualizzati, non titoli che rischiano di compromettere la reputazione di un’intera professione.

USARCI auspica che il dibattito pubblico su temi fiscali e statistici venga affrontato con maggiore prudenza e rigore interpretativo, evitando correlazioni automatiche che possono generare disinformazione e danni reputazionali a categorie professionali fondamentali per l’economia del Paese.

Roma 28 maggio 2026

Agenti di commercio: mobilità, costi e futuro della professione

L’ultima indagine dedicata al tema dei costi di mobilità, dell’utilizzo dell’automobile e delle condizioni operative della categoria ha ottenuto un numero particolarmente elevato di risposte che consente di fotografare la realtà professionale degli agenti italiani.  

Il primo dato che emerge riguarda il profilo anagrafico della categoria: oltre il 69% degli intervistati ha più di 55 anni, mentre gli under 40 rappresentano appena il 2,56% del totale. Un elemento che evidenzia in modo chiaro il problema del ricambio generazionale all’interno della professione.  

Dal punto di vista organizzativo prevale nettamente il modello del plurimandato: quasi il 70% degli agenti opera infatti con più mandati attivi.  

L’indagine conferma inoltre come la mobilità sia il cuore dell’attività lavorativa. Oltre il 76% degli intervistati percorre più di 30.000 chilometri all’anno e più della metà si colloca nella fascia tra i 30.000 e i 50.000 km annui.  
Un dato che rende evidente quanto il costo del carburante e della gestione dell’auto incida direttamente sulla sostenibilità economica dell’attività di agenzia.

Al riguardo qualche settimana fa USARCI ha presentato all’on.Alessandro Giglio Vigna l’ennesimo emendamento per attualizzare i valori di deducibilità dell’autovettura.

Molto significativa anche la parte relativa alle motorizzazioni utilizzate. Il diesel continua infatti a essere la scelta dominante per oltre il 77% degli agenti di commercio, mentre elettrico e plug-in rimangono marginali.  
Le lunghe percorrenze quotidiane, i tempi di ricarica e le criticità infrastrutturali continuano a rendere le alimentazioni tradizionali le più adatte alle esigenze operative della categoria. 

Dovremmo spiegarlo a Bruxelles che chi con l’autovettura svolge una professione la sua unica scelta, al momento, è il carburante fossile! 

Sul fronte delle auto utilizzate prevalgono marchi orientati ad affidabilità, comfort e percorrenze elevate. BMW, Mercedes-Benz, Volkswagen e Audi rappresentano le vetture più diffuse tra gli intervistati.  

Anche nelle formule di acquisto emerge un approccio ancora tradizionale: finanziamento e acquisto diretto restano le modalità più diffuse, superando ampiamente leasing e noleggio a lungo termine.  

Per quanto riguarda le provvigioni annue, i dati mostrano una distribuzione molto ampia dei livelli reddituali, con una significativa concentrazione nelle fasce comprese tra 30.000 e 70.000 euro annui.  

L’indagine restituisce quindi l’immagine di una categoria fortemente dinamica, ancora fortemente dipendente dalla mobilità su strada e oggi chiamata a confrontarsi con l’aumento dei costi di esercizio, con le trasformazioni del mercato automotive e con la necessità di favorire il ricambio generazionale.

Un ringraziamento particolare va a tutti i Colleghi che hanno dedicato tempo alla compilazione del questionario. La partecipazione ampia e concreta ha permesso di raccogliere dati utili che hanno ampiamente confermato le esigenze reali della categoria e a costruire analisi basate su elementi oggettivi anche per spiegare con dati a chi ci governa quale sono le necessità della Categoria che intermedia quasi il 30% del Pil.

Riconoscere il valore degli agenti per rilanciare l’economia

E noi oggi siamo esattamente su questo crinale. Noi non siamo spettatori.  Siamo parte attiva del sistema economico e subiamo direttamente: – le tensioni internazionali, – l’aumento dei costi energetici, le difficoltà della catena di approvvigionamento”.

Un avvertimento, quello lanciato a Pescara da Giovanni Di Pietro (nella foto), presidente dell’USARCI, dal palco dell’Assemblea nazionale del sindacato degli agenti di commercio.

Un avvertimento al governo, innanzitutto. Ma anche alle categorie produttive del Paese che sottovalutano, per comodità più che per ignoranza, il ruolo fondamentale degli agenti di commercio per l’economia italiana.

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Meeting mondiale agenti di commercio

Il Meeting dei Delegati degli Agenti di Commercio provenienti da tutto il mondo si è svolto lo scorso 14 e 15 maggio  a Bordeaux, riunendo le associazioni nazionali aderenti a IUCAB per una giornata di confronto istituzionale, approfondimento strategico e cooperazione internazionale.

Nel corso dei lavori sono stati affrontati temi di particolare rilievo per il settore, tra cui la presentazione dell’Annual Report e dei principali dati economici, le elezioni delle cariche associative IUCAB. l’analisi dell’andamento dei mercati internazionali e l’aggiornamento sui progetti europei Erasmus+, con specifico riferimento al progetto LUCA – Leveling Up Commercial Agents Competencies, dedicato allo sviluppo delle competenze digitali degli agenti di commercio. 

Tra i messaggi emersi durante l’incontro, particolare attenzione è stata dedicata al valore della pianificazione strategica e della cooperazione tra organizzazioni internazionali, elementi sempre più determinanti per accompagnare la crescita e la competitività della categoria nei mercati globali.

Di particolare importanza per la rappresentanza italiana l’elezione dell’Avv. Carlo Tabellini a Vicepresidente IUCAB, riconoscimento di prestigio per USARCI e per l’intero sistema della rappresentanza degli agenti di commercio italiani, a cui va il nostro ringraziamento per l’impegno e il contributo costante nel rafforzare il ruolo della rappresentanza italiana all’interno del contesto europeo e internazionale.

La collaborazione tra associazioni nazionali continua a rappresentare un elemento fondamentale per affrontare le sfide del settore e promuovere nuove opportunità di sviluppo per la categoria.

Riconoscere il valore degli agenti di commercio per rilanciare l’economia

Quando il valore non viene riconosciuto…prima o poi smette di essere prodotto….

“E noi oggi siamo esattamente su questo crinale. Noi non siamo spettatori.  Siamo parte attiva del sistema economico e subiamo direttamente: – le tensioni internazionali, – l’aumento dei costi energetici, le difficoltà della catena di approvvigionamento”.

Un avvertimento, quello lanciato a Pescara da Giovanni Di Pietro, presidente dell’Usarci, dal palco dell’Assemblea nazionale del sindacato degli agenti di commercio.

Un avvertimento al governo, innanzitutto. Ma anche alle categorie produttive del Paese che sottovalutano, per comodità più che per ignoranza, il ruolo fondamentale degli agenti di commercio per l’economia italiana.

La relazione di Di Pietro ha evidenziato le crescenti difficoltà, dalla Lombardia al Veneto, dove la produzione rallenta, nel Lazio, dove il commercio cambia struttura, nel Mezzogiorno, dove la domanda resta fragile.

“Noi siamo la prima linea. E, troppo spesso, la meno considerata… In un’economia frammentata, l’intermediazione non è un costo, ma l’unica infrastruttura immateriale capace di garantire la sovranità commerciale del Paese”.

In un contesto di crescita debole, l’agente di commercio si è dimostrato un vero ammortizzatore economico e sociale. “Abbiamo trasformato l’incertezza in opportunità. L’Italia non è fatta da multinazionali, ma da piccole e medie imprese, da artigiani che spesso non hanno strumenti per affrontare il mercato digitale. E in questo scenario, l’agente non è un costo: è una risorsa strategica Eppure, tra tutte queste difficolta, l’agente di commercio viene troppo spesso dimenticato dallo stato. Mentre altre categorie meno fragili della nostra ricevono interventi”.

Il presidente Usarci non promuove certo una guerra tra poveri, uno scontro tra categorie. Ma chiede almeno un minimo di rispetto. A partire dal riconoscimento dell’auto come un bene indispensabile e detraibile. Ma sulla base dei costi attuali, non di quelli di 20 anni orsono. E non è l’unico anacronismo. Il Codice civile, che sarà anche il più bello del mondo, è fermo al 1942 e avrebbe bisogno di essere adeguato. Così come altre carte che, dopo 80 anni, dimostrano di aver bisogno di non poche modifiche.

Perché, in questa situazione, l’agente di commercio rappresenta sempre l’anello debole della catena economica e la professione perde l’indispensabile capacità di attrarre le nuove generazioni.

Di Pietro, tuttavia, nella relazione ha sottolineato anche le novità positive. Come l’accordo  raggiunto nel settore del commercio, a fronte delle difficoltà che permangono tutt’ora per Industria, Piccola Industria e Artigianato per l’AEC.

E poi il soddisfacente andamento dei conti in Enasarco, una garanzia per il futuro della categoria. Anche se proprio i conti permetterebbero investimenti maggiori per favorire la crescita professionale della categoria, alle prese con un cambiamento epocale che va ben oltre le vendite online ma che obbliga anche a fare i conti con nuove tecnologie e con l’intelligenza artificiale.

Fonte ELECTO – Autore Enrico Toselli