I Ministri che non concedevano l’anticipo del Firr firmavano l’aumento di stipendio di Tridico

Finalmente si è capito perché, nonostante le insistenze dell’Usarci, il governo non si sia degnato di firmare il documento per consentire all’Enasarco di elargire anticipi sul Firr.

Anzi, ora si scopre pure che le insistenze erano fastidiose ed inopportune. Si è fatto credere che i due ministri non firmavano perché stavano in vacanza. Macché! I due ministri erano impegnatissimi a firmare l’aumento di stipendio a Tridico, il presidente dell’Inps.

Potevano rinviare un provvedimento così fondamentale per l’umanità? Potevano lasciar morire di fame il misero presidente? Certo che no. E dovevano farlo di nascosto, perché Tridico meschinetto non ne sapeva niente. Moltiplicavano il suo stipendio a sua insaputa (e non importa che, oggettivamente, fosse basso in rapporto a quanto guadagnano molti dirigenti regionali con minori responsabilità).

E allora tutti gli agenti di commercio potevano ben rinunciare all’anticipo del Firr, a fronte di cotanta urgenza. Potevano farsi prestare i soldi dalle banche o dai parenti. Senza dimenticare che l’Enasarco, se vincessero le liste al servizio del governo, verrebbe fatto confluire nell’Inps e, dunque, gli agenti di commercio dovrebbero sottostare proprio ai voleri di Tridico. Che se li ritroverebbe tra i piedi a sua insaputa, con tutti i soldi versati dagli agenti ed utilizzati per sistemare i conti dell’Inps. Soldi che lui non ha chiesto, sia ben chiaro. Certo che se poi arrivassero..

Fonte ElectoMag – Autore Enrico Toselli

Dimmi con chi vai… Mei (Fare presto), però si dimentica gli amici…

Il voto per il rinnovo dei vertici di Enasarco si interseca con il pasticciaccio brutto che coinvolge la finanza del Vaticano ed il finanziere Mincione.

Casualmente amico di un candidato che aspira a guidare Enasarco: Alfonsino Mei. 

Ovviamente avere amici discutibili non è un reato. Anche se la saggezza popolare è di diverso parere: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Per questo la presidente del collegio sindacale Enasarco, Ceribelli, ha provato inutilmente a chiedere spiegazioni a Mei sui suoi rapporti con Mincione, sulle sue cene organizzate con allora dirigenti della Fondazione per fare pressioni in favore di investimenti in veicoli finanziari del finanziere Mincione, sulla situazione di conflitto derivante dal fatto che la figlia di suo fratello lavori in una società del gruppo Megas ora commissariata da Banca d’Italia ma precedentemente presieduta dal dott Mainetti.
Megas detiene circa 500 milioni di investimenti Enasarco, investiti in parte nella galleria colonna di Roma ed in parte in un grattacielo newyorkese (Flatairon) investimenti di cui l’ente previdenziale degli agenti di commercio non riesce a rientrare in possesso. 

Inoltre la Ceribelli nello scorso cda aveva chiesto conto a Mei della sua presunta amicizia con l’avvocato Francesco Marrotta, direttore legale di Ernest & Young, che avrebbe fatto pressioni telefoniche su importanti gruppi bancari affinché i loro promotori votassero per la lista Fare presto. La Ernest & Young è la società di revisione del bilancio di Enasarco, quindi un fornitore della Fondazione.

In quel caso Mei aveva risposto di non conoscere e non aver mai sentito nominare la persona salvo poi riscontrare che sul profilo Facebook di Mei sono pubblicate foto che ritraggono lo stesso abbracciato a Marrotta a Montecarlo. Sicuramente si sarà trattato di un problema di memoria.. Ma una benedizione vaticana metterà a posto anche il problema di amicizie pericolose.

Fonte ElectoMag – Autore Enrico Toselli

Vaticano, dalle speculazioni immobiliari agli 8 miliardi di Enasarco

Un cattivo odore si espande per tutta Roma. No, non è il solito problema dei rifiuti non raccolti dalla banda Raggi. Questa volta, e non è certo la prima, il puzzo proviene da oltre Tevere, da quello Stato sempre più nemico dell’Italia che è il Vaticano. Nessuna questione religiosa, nessun problema di dottrina. La distruzione della Chiesa messa in atto da monsu Bergoglio riguarda lui ed i credenti. Ma il malaffare che coinvolge cittadini italiani esula dall’ambito religioso e coinvolge l’economia e la finanza dell’Italia.

Perché il nuovo scandalo, l’ennesimo, non tocca solo il denaro elargito dai credenti per opere diverse dalle speculazioni immobiliari per le quali è stato utilizzato. Ed il problema non riguarda il cardinale Becciu, perché anche in questo caso si tratterebbe di questioni interne allo Stato straniero in terra italiana. Ma ciò che è grave è il coinvolgimento di altri personaggi e di altre strutture al di qua del Tevere. Si parte da un finanziere abituato alle speculazioni, Mincione. E ci si allarga agli amici suoi, a cominciare da Alfonsino Mei, candidato alla guida dell’Enasarco per una lista, “Fare presto”, sostenuta apertamente da Confindustria e dal suo quotidiano. 

Tutto a norma di legge, sia chiaro. E non c’è nulla di illegale nel tentativo di conquistare, attraverso il voto degli agenti di commercio, il patrimonio di 8 miliardi detenuto da Enasarco, l’ente previdenziale della categoria. Se gli agenti di commercio decideranno di affidare i soldi delle pensioni a chi vuole investirli per operazioni speculative, in combutta con la finanza vaticana, saranno liberi di farlo. Se decideranno di eliminare Enasarco e di far confluire i soldi nell’Inps per sostenere Tridico, saranno liberi di farlo. E saranno altrettanto liberi di aiutare quegli esponenti del Pd romano (e non solo romano) tanto vicini a Mei. 

Ma è giusto che conoscano intrecci, alleanze, interessi di chi andrà a gestire 8 miliardi di euro. 

Non stupisce, ovviamente, il silenzio dell’opposizione in merito a vicende che coinvolgono anche la politica italiana. Come sempre è troppo faticoso informarsi. Eppure il cattivo odore che proviene dallo Stato confinante non dovrebbe sfuggire. Dai tempi dello Ior, delle sedute spiritiche di Prodi, degli alloggi vaticani che hanno ospitato i brigatisti nel caso Moro, degli stessi brigatisti aiutati a fuggire. Ed ora si tace anche sull’assalto agli 8 miliardi.

Opposizione a cosa?

Fonte ElecToMag – Autore Augusto Grandi

Il non voto per Enasarco è un suicidio per gli agenti di commercio

Ogni tanto una città si vanta di rappresentare una sorta di laboratorio per l’intero Paese. Laboratorio delle alleanze politiche, della nuova economia, del cambiamento dei comportamenti giovanili, degli stili di vita. Ma il laboratorio per il futuro della politica italiana è rappresentato, senza alcun dubbio, dagli agenti di commercio. 

Sempre pronti a protestare per qualsiasi decisione del governo di qualsiasi colore; sempre pronti a protestare per qualsiasi decisione o per gli abituali ritardi di Enasarco, il loro ente previdenziale. Lamentele e proteste legittime, sia chiaro. Poi, però, arriva il momento del voto per rivoluzionare i vertici di Enasarco, per cambiare radicalmente le strategie e cosa fanno gli agenti di commercio? Non votano.

Tutti i proclami a proposito di manifestazioni di piazza, di class action, di proteste clamorose si infrangono di fronte al gravoso impegno di accendere il computer e votare. Neppure la fatica di recarsi a un seggio, basta un click da casa o dall’ufficio. Macché. 

Meglio aspettare la fine delle giornate di voto (tante, per cercare inutilmente di ampliare la possibilità del click nel momento più adatto) per poi ricominciare con le lamentele: “il voto è inutile”, “tanto sono tutti uguali”, “non cambia mai nulla”. Così si può tornare a sognare manifestazioni di piazza con le mascherine d’ordinanza, a proporre class action a patto di non doversi affaticare a cercare un avvocato. 

E pazienza se, nel frattempo, il non voto avrà assegnato la vittoria a chi vuol scippare le pensioni degli agenti di commercio per aiutare Tridico e l’Inps o a chi vuole utilizzare gli 8 miliardi di Enasarco per fare speculazioni con Mincione ed il Vaticano. “Tanto non cambia mai nulla”. Ecco, quando i soldi di Enasarco saranno svaniti, gli agenti di commercio si accorgeranno che qualcosa è cambiato.

Fonte ElecTo Mag – Autore Enrico Toselli

Bastano arco e frecce per sconfiggere le portaerei dell’informazione (ma la politica non lo sa)

In un vecchio film, di scarso successo, un inesistente micro Paese europeo dichiarava guerra agli Stati Uniti. Utilizzando arco e frecce per contrastare le portaerei. Beh, a volte bastano arco e frecce per battere chi schiera le portaerei. Il risultato delle elezioni per il rinnovo dei vertici di Enasarco lo dimostra. 

Perché è vero che al primo posto si è piazzata la coalizione sostenuta dagli organi di informazione di Confindustria, dagli speculatori coinvolti nell’ultimo scandalo del Vaticano, dalle banche. Ma la lista singola più votata è stata quella di Solo agenti in Enasarco, espressione del sindacato Usarci. Che ha conquistato più del 30% dei votanti. Pochi votanti rispetto agli aventi diritto, ma comunque in forte crescita rispetto alle precedenti elezioni.

Dunque è possibile combattere, e vincere, anche solo con arco e frecce. Con un’informazione onesta, semplice, corretta. Mettendoci la faccia, quando la faccia è pulita. Impegnandosi a difesa degli agenti di commercio e non delle banche, della finanza vaticana, degli immobiliaristi. E siamo orgogliosi, ad Electomagazine, di aver raccontato questo scontro con le nostre risorse ridotte a fronte delle corazzate utilizzate da chi sosteneva la necessità di saccheggiare le pensioni degli agenti di commercio. 

Abbiamo dimostrato, sul campo, che l’informazione è cambiata. Che l’oligopolio dell’informazione di regime può essere messo in crisi e sconfitto. Che una struttura agile e dinamica, attenta alla qualità ed all’onestà, può competere con i colossi al servizio dei poteri forti. 

Non è stato facile. Innanzitutto perché è stato necessario superare le resistenze interne agli agenti di commercio. Non tutti hanno gradito gli attacchi contro il governo degli Incapaci, contro i ministri addormentati, contro provvedimenti indecenti. Ciascuno ha la propria sensibilità, la propria storia personale, anche i propri amici nei vari partiti. Noi abbiamo proseguito per la strada che ritenevamo più giusta ed ora ci auguriamo che chi ha espresso dubbi e fastidio abbia la compiacenza di apprezzare il lavoro svolto. 

L’attenzione nei confronti della categoria non finisce qui. Seguiremo gli sviluppi e li racconteremo agli agenti e non solo a loro. Perché sarebbe ora che anche la politica si accorgesse di un settore che media il 70% del Pil nazionale.

Fonte ElecToMag – Autore Augusto Grandi

Amazon/Commercio tradizionale: una guerra persa se non si investe

Nonostante gli esperti a gettone ed i dubbi del governo degli Incapaci, il settore del commercio continua a sognare il Natale. E non solo il commercio, ovviamente. Così, da un lato, si moltiplicano le pubblicità di Amazon che si prepara ad approfittare della nuova fase di arresti domiciliari e del terrore sparso a piene mani, anzi a pieni media di servizio. Mentre, sul fronte opposto, si alza qualche appello per fare acquisti nei negozi tradizionali, quelli che hanno sempre fatto parte del tessuto sociale italiano.

Una lotta impari. Pubblicità senza limiti da un lato, appelli gratuiti e sporadici dall’altro. È ovviamente meritorio l’impegno dell’Usarci – il maggior sindacato degli agenti di commercio – nell’invitare gli italiani a fare acquisti nei negozi reali invece di rivolgersi al commercio online. Difendere i negozi per tutelare gli agenti. Però sarebbe anche ora che i commercianti superassero la fase del mugugno, della lamentela, della protesta sterile per passare alla controffensiva. 

Facendo sistema, mettendosi in rete, collaborando. Certo, può sembrare assurdo pensare ad investire in una fase di difficoltà. Ma è proprio questo il momento per farlo. Perché l’alternativa è arrendersi allo strapotere di Amazon & C ed abbassare le saracinesche per sempre. 

Occorre investire nel presente pensando al futuro. Rendendosi conto che restare fermi è perdente. Rendendosi conto che la réclame di inizio 900 non funziona più. E neppure il modello di 20 anni fa. Il foglietto infilato nelle buche delle lettere finisce nel bidone della carta senza neppure passare per le abitazioni. 

Serve coraggio, serve inventiva, serve qualità e serve onestà. Far pagare 10 euro un’insalata caprese è scarsamente tollerabile se sei sulla passeggiata di Porto Cervo, ma è inaccettabile se sei un bar che si rivolge agli impiegati in pausa mensa. Definirsi “centro commerciale diffuso” è ridicolo se l’unica iniziativa è quella di mettere la medesima locandina sulle vetrine. 

Il commercio tradizionale continua ad avere gli aspetti positivi del “tradizionale” anche se evolve, se migliora l’offerta, se tratta meglio i clienti, se evita di utilizzare commesse incapaci ed indisponenti solo perché vengono sottopagate, se si rivolge a professionisti dell’immagine e della comunicazione per farsi conoscere. Ogni risparmio su questi aspetti è un regalo ad Amazon.

Fonte ElecToMag – Autore Enrico Toselli

Un Governo di mamme avrebbe fatto meglio del governo degli incapaci

Electomagazine ospita, con estremo piacere, un intervento del segretario generale Usarci, Antonello Marzolla, alla guida del principale sindacato degli agenti di commercio. 

“E ci risiamo.
Un nuovo DPCM, atteso come fosse l’esito di un esame medico dal qual dipende il futuro della propria vita, si perché da quel Decreto dipende la vita di molti imprenditori e tra questi anche degli Agenti di commercio.
Quello scritto nell’ultimo decreto di fine ottobre è però un copione scontato, un panegirico pensato, sembra, per dare un altro colpo di grazia alle famiglie delle “partite iva” alle quali il Governo gira ancora una volta il peso economico di una inefficienza che ormai rasenta il ridicolo.
Un governo di “mamme” avrebbe certamente fatto di meglio, perché avrebbe pensato per tempo al come prepararsi all’annunciato arrivo della seconda ondata di infezioni.
Lo avrebbe fatto risottolineando con forza l’adozione dei comportamenti da adottare nei locali pubblici, nei cinema, nelle palestre nei teatri, dove tanto si è fatto per tutelare il principale patrimonio di chi fa impresa, ovvero il cliente.
Un governo di “mamme” non avrebbe certamente mortificato e reso inutili tutti gli investimenti fatti da quei piccoli imprenditori che per il bene delle proprie attività si sono attrezzati con ogni mezzo per non essere portatori di infezioni tra i loro clienti.
Le “mamme” avrebbero certamente capito da subito, che con la riapertura delle scuole il principale mezzo di trasmissione del Covid19 sarebbero stati gli affollamenti sui mezzi pubblici e quelli davanti alle scuole.
Loro, le mamme, avrebbero sospeso in tutto il Paese i parcheggi a pagamento e le ztl per permettere il trasporto individuale e alleggerire così quello pubblico.
Avrebbero sicuramente preso accordi con le società di trasporti che in questo periodo lasciano i loro pullman fermi nei depositi per utilizzarli a supporto dei trasporti nelle città.
Avrebbero deciso di scaglionare gli orari di ingresso a scuola, sapendo che i ragazzi più grandi possono andare a scuola da soli permettendo ai genitori di andare a lavorare lasciandoli a casa qualche ora, mentre i più piccoli devono essere accompagnati dai genitori, cha magari, usando la propria auto euro zero e per il bene dei loro bambini li avrebbero portati in auto.
Le nostre “mamme” con l’inverno avrebbero previsto l’impennata dei contagi e quindi, per tempo, avrebbero assunto medici e paramedici, così da non farsi trovare impreparati, avrebbero acquistato tamponi a sufficienza e avrebbero organizzato un modo – civile – per permettere di effettuare il test in maniera civile.
Le “mamme” avrebbero fatto arrivare nelle farmacie, a prezzi “civili” gli esami sierologici, in maniera tale che tutti potessero, a casa propria, avere un primo risultato sulla propria positività.
Le nostre “mamme” avrebbero immediatamente dato l’assenso all’Enasarco di anticipare il Firr agli Agenti di commercio, perché sapevano che quei danari non erano soldi pubblici, ma il loro “tfr” accantonato, quindi soldi di proprietà dei singoli agenti che in maniera civile e responsabile si erano accordati con le loro mandanti per poterne utilizzare un acconto allo scopo di affrontare i difficilissimi momenti.
Ma l’attuale Governo non è fatto di “mamme” e quindi, a distanza di mesi dalla richiesta, non ha avuto la sensibilità e l’educazione di dare una risposta a 250.000 Agenti di commercio che la aspettano.
Alle “mamme” sarebbero stai a cuore i propri figli, i propri mariti, gli amici, i vicini, i negozianti che stanno sotto casa, gli artigiani, i baristi dove prendono il caffè, i ristoratori che hanno cucinato per i battesimi, le comunioni ed i matrimoni delle loro famiglie, gli imprenditori che danno da lavorare ai loro familiari, i maestri e i professori dei loro figli, i circoli sportivi dove li portano a giocare, ed avrebbero fatto di tutto per non farli chiudere.
Le “mamme” mai avrebbero aspettato che si intasassero i mezzi pubblici, che vi fossero assembramenti davanti alle scuole, che gli ospedali andassero in tilt e vi fosse mancanza di medici e paramedici e reagenti ed anche che non si permettesse agli Agenti di commercio di usare i propri soldi per affrontare la crisi”.

Fonte ElecToMag

Impoverire gli agenti di commercio e concedere mance: la strategia del governo

Le mance governative sì, l’anticipo del Firr (con soldi propri) no.

A prima vista potrebbe sembrare assurdo il comportamento dei ministri del Lavoro e delle Attività produttive nei confronti degli agenti di commercio. Invece il governo segue una precisa strategia che mira a ridurre ai minimi termini la categoria per avere, poi, mano libera nel prendersi il patrimonio dell’Enasarco. Due battaglie, all’apparenza. Ma un’unica guerra.

Tutti i lavoratori autonomi rappresentano un fastidio per questo esecutivo. Proprio in quanto autonomi. Troppo liberi, troppi indipendenti. Dunque che si fa? Li si rende dipendenti.Non da un datore di lavoro, ma da un donatore di elemosine: lo Stato. Che impedisce di lavorare, con la scusa dell’emergenza sanitaria; che esclude inizialmente gli agenti ed altre categorie autonome dai rimborsi; e che infine, dopo aver spaventato anche queste categorie, iniziando ad impoverirle, concede magnanimamente il “ristoro” che, ovviamente, sarà successivamente fatto pagare con nuove stangate fiscali. 

Ma, in questo modo, si è creata la dipendenza dalle mance statali. Se, al contrario, si fosse permesso di anticipare una quota del Firr, gli agenti sarebbero stati consapevoli di utilizzare soldi propri, senza dover ringraziare nessuno. 

Invece anche Enasarco deve diventare un ente odiato, impossibilitato ad operare, in modo da giustificare un commissariamento governativo. Ed il commissario potrà fare ciò che vuole con i soldi degli agenti. Un patrimonio estremamente utile per rimediare ai disastri governativi.

Fonte ElecToMag – Enrico Toselli

Intesa sindacati-imprese su futuro Enasarco

(ANSA) – ROMA, 04 DIC – “Confindustria, Confcommercio, Confcooperative e Confapi, in rappresentanza delle case mandanti e le organizzazioni sindacali degli agenti di commercio di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Fnaarc e Usarci sottoscrittrici degli accordi economici collettivi degli agenti di commercio, sono impegnate unitariamente a condividere il percorso per il futuro dell’Enasarco (Ente di previdenza degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari)”, in vista dell’insediamento dei nuovi organi di governo della Cassa. Lo si legge in una nota congiunta.

“I processi di trasformazione dell’economia e dei modelli organizzativi delle imprese, nonché gli effetti derivanti dalla pandemia, richiedono una larga intesa e un impegno unitario per assicurare alla Fondazione Enasarco le migliori condizioni, non solo per assolvere la sua primaria funzione di erogatore di prestazioni pensionistiche a favore degli agenti e rappresentanti, ma anche per divenire un elemento essenziale nella creazione di un sistema di protezione e di welfare sempre più efficace ed inclusivo. Le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs, Fnaarc, Ugl Terziario, Usarci e le organizzazioni datoriali Confindustria, Confcommercio, Confcooperative, Confapi, cui le elezioni di ottobre hanno consegnato la maggioranza nella nuova Assemblea di Enasarco, si sono impegnate ad affrontare in maniera unitaria e condivisa le scelte future”, recita, infine, la nota. (ANSA).    

Fonte Ansa 

ENASARCO, è ora di voltare pagina dopo il caos elettorale

Quer pasticciaccio brutto de l’Enasarco.. Chissà quanto si sarebbe divertito, Gadda, a raccontare le vicende del voto per il rinnovo dei vertici dell’ente di previdenza degli agenti di commercio. Una vicenda non ancora terminata ma che già evidenzia tutti i problemi della democrazia in salsa italiana. Proviamo a riassumere il pasticciaccio.

Il voto degli agenti ha portato ad una situazione di finta parità, più che di parità effettiva. Con 3mila voti in più (mica pochi) per la coalizione che faceva capo a Solo Agenti in Enasarco. Lo scontro principale era tra Solo Agenti, lista che da sola ha conquistato il 36%, e Fare presto che ha ottenuto oltre il 40% ma raggruppando tre liste. Comunque, i due raggruppamenti ottengono lo stesso numero di delegati tra gli agenti (che esprimono 40 dei 60 delegati complessivi) ma lo statuto interno prevede che in caso di parità valga il voto del consigliere più anziano per la designazione del cda. E il più anziano fa parte della coalizione di Solo Agenti (che raggruppa anche Ugl, Cisl, Cgil).

Situazione analoga per le mandanti, con 10 delegati per gli alleati di Fare presto ed altrettanti per chi si è schierato con Solo Agenti (Confapi, Confindustria, Confcooperative e Confcommercio). Anche in questo caso vale il consigliere più anziano, ed è di nuovo nello schieramento contrario a Fare presto. 

Si va al voto e la situazione si ingarbuglia. Voto in videoconferenza, visti i Dpcm. Un delegato risulta collegato ma, al momento dell’appello, non vota. Si prova a contattarlo telefonicamente e non risponde, si fa slittare il suo voto al termine della seduta, si aspetta altro tempo. Niente da fare. A quel punto la votazione è dichiarata chiusa, si conteggiano le preferenze e manca, appunto, il voto che sancirebbe la parità tra gli schieramenti. Dunque Fare presto ed alleati hanno perso. 

Ma il delegato riluttante ricompare all’improvviso e chiede di votare anche se l’elezione è conclusa. È come se gli elettori alle politiche si recassero al seggio il giorno dopo pretendendo di votare comunque dopo aver conosciuto i risultati. 

Ovviamente si sprecano le voci, le supposizioni. Si parla di uno sgarbo del gruppo Fare presto nei confronti della lista alleata che ha espresso il delegato riluttante. Una vendetta, insomma. 

Il presidente, come certificato dal notaio che ha seguito la votazione, rinvia la decisione alla Commissione elettorale per stabilire se un voto tardivo, espresso in voce e non in video, sia da considerare valido. E la Commissione decide che il voto non è valido.

Tutto finito? Macché. La palla passa al ministero. Che non c’entra nulla, ma che viene chiamato in causa dagli sconfitti. Vogliono che sia il ministro a decidere per un ente privato che ha un suo statuto, un suo regolamento. A posteriori si vuole un cambio delle regole precedenti. In particolare si vorrebbe non solo che venisse riconosciuto valido un voto espresso prima o poi, meglio se poi così si può trattare meglio, ma anche che venisse eliminata la regola del consigliere più anziano.

Fonte ElecToMagazine – Enrico Toselli