In applicazione del principio di flessibilità che, a norma del D.Lgs. 91/2011, regola la gestione della spesa rispetto alla previsione sviluppata, nell’ambito dello stanziamento economico complessivo approvato nel budget di ciascun esercizio per le prestazioni di assistenza, eventuali risparmi su singole prestazioni assistenziali possono essere utilizzati per il riconoscimento agli aventi diritto di altre prestazioni assistenziali per le quali è stato raggiunto il budget annuale stanziato.
Autore: admin
Dando seguito alla nostra precedente, la presente per sottoporre alla Vostra attenzione una criticità ormai strutturale che sta colpendo in modo significativo la categoria degli agenti, rappresentanti di commercio e consulenti finanziari: il continuo e rilevante aumento del costo dei carburanti.
Come evidenziato dai recenti provvedimenti normativi, il Governo è già intervenuto con misure emergenziali quali la riduzione temporanea delle accise sui carburanti, con un abbattimento di circa 25 centesimi al litro per benzina e gasolio, limitato tuttavia a un arco temporale ristretto.
Tale intervento, seppur molto apprezzato, si è rivelato insufficiente a compensare gli effetti economici derivanti dall’aumento strutturale dei carburanti.
Parallelamente, sono stati introdotti strumenti più incisivi per specifiche Categorie economiche. In particolare:
- un credito d’imposta per le imprese di autotrasporto commisurato alla maggiore spesa sostenuta per il carburante;
- un credito d’imposta fino al 20% per il settore della pesca e altre attività, volto a compensare i
rincari.
Tali misure riconoscono correttamente il principio secondo cui alcune categorie professionali sono strutturalmente dipendenti dall’utilizzo del carburante per lo svolgimento della propria attività.
Gli agenti di commercio rientrano pienamente in questa fattispecie: la mobilità rappresenta uno strumento essenziale e non comprimibile della professione.
Tuttavia, ad oggi, tale Categoria risulta esclusa da analoghi strumenti di sostegno. Alla luce di quanto sopra, si chiede formalmente l’adozione di un provvedimento che preveda:
- l’introduzione di un credito d’imposta pari almeno al 20% delle spese sostenute per carburante
- l’estensione della misura agli agenti e rappresentanti di commercio regolarmente iscritti
- modalità di accesso semplici e coerenti con quelle già previste per altri settori
Un simile intervento consentirebbe di ristabilire un principio di equità tra categorie economiche e di
sostenere concretamente una componente fondamentale del sistema distributivo nazionale.
Alla cortese attenzione del Governo della Repubblica Italiana
Presidenza del Consiglio dei Ministri | Palazzo Chigi | 00186 Roma
Dietro contratti di agenzia formalmente autonomi si celano spesso rapporti di subordinazione. La giurisprudenza è chiara, la sostanza prevale sulla forma.
Non è facile distinguere la vera autonomia dai falsi rapporti di lavoro indipendente.
Nel complesso panorama del lavoro in Italia, il fenomeno delle false partite IVA rappresenta una distorsione sempre più diffusa, in particolare nel settore dell’agenzia commerciale. Molti rapporti nati sulla carta come contratti di agenzia nascondono, in realtà, i tratti tipici del lavoro subordinato. Ma dove finisce l’autonomia e dove inizia la subordinazione?
Il contratto di agenzia (art. 1742 c.c.) si fonda sull’autonomia organizzativa. Un vero agente decide tempi e modalità della propria attività, sostiene il rischio economico e gestisce una propria rete di clientela senza vincoli gerarchici.
Infatti, la Corte di Cassazione ha più volte ribadito che non conta l’etichetta apposta sul contratto, ma come il lavoro viene svolto quotidianamente: la realtà dei fatti prevale sempre sulla forma scritta.
Secondo la giurisprudenza, esistono indicatori specifici che rivelano un rapporto di lavoro dipendente mascherato:
Assoggettamento al potere direttivo: il preponente decide non solo l’obiettivo, ma come l’agente deve lavorare.
Integrazione aziendale: presenza fissa in sede, partecipazione obbligatoria a riunioni e coordinamento delle ferie con l’azienda.
Vincoli di orario e strumenti: osservanza di orari prestabiliti e utilizzo esclusivo di uffici e PC aziendali
Controllo asfissiante: obbligo di inviare report giornalieri dettagliati, monitoraggio costante tramite sistemi CRM e itinerari di visita imposti dall’alto.
In pratica l’utilizzo di tecnologie aziendali può diventare una prova schiacciante per dimostrare che un agente non è affatto autonomo.
Ecco perché il CRM (Customer Relationship Management) è un elemento centrale in questa analisi:
Trasformazione da controllo a etero-direzione: Mentre in un rapporto autonomo il preponente verifica solo il risultato, l’uso forzato del CRM permette all’azienda di entrare nelle modalità di esecuzione della prestazione.
Monitoraggio costante: L’essere sottoposti a un monitoraggio continuo tramite sistemi digitali aziendali (CRM) può essere considerato dalla giurisprudenza un indice di subordinazione.
Perdita di autonomia decisionale: Attraverso queste piattaforme, l’azienda spesso impone all’agente di comunicare preventivamente le visite o di inserire report dettagliati e “rapportini” giornalieri.
Integrazione organizzativa: L’utilizzo esclusivo di sistemi informatici dell’azienda dimostra che l’agente non ha una propria struttura organizzativa, ma è stabilmente inserito in quella del committente.
Valore probatorio: In caso di causa legale, i dati estratti dal CRM, le email e i report digitali diventano prove documentali fondamentali per ottenere la riqualificazione del rapporto da partita IVA a lavoro subordinato a tempo indeterminato, ma è necessario che i dati che vengono inseriti siano salvati dall’agente.
In sintesi, il CRM è lo strumento tecnologico che oggi “materializza” l’apparente autonomia in una reale dipendenza gerarchica.
Il riferimento giuridico risiede nel principio della prevalenza della sostanza sulla forma (art. 2094 c.c.). Se il CRM viene usato non per coordinare i dati, ma per esercitare un potere direttivo e un controllo stringente e quotidiano sull’attività dell’agente, il rapporto cessa di essere “autonomia reale” per diventare “autonomia apparente” o vera e propria subordinazione.
Un altro aspetto critico riguarda gli agenti monomandatari. Sebbene operare per un solo cliente non significhi automaticamente essere dipendenti, la mancanza totale di libertà nella pianificazione dell’attività è un forte indizio di subordinazione.
Quando un giudice riqualifica il rapporto come subordinato, le conseguenze per l’azienda sono pesanti e i benefici per il lavoratore significativi:
Differenze retributive: pagamento di stipendi arretrati, mensilità aggiuntive (tredicesima/quattordicesima) e TFR.
Contributi previdenziali: l’azienda deve versare tutti i contributi omessi.
Tutele: applicazione delle norme contro il licenziamento illegittimo e diritto alla reintegrazione o risarcimento.
Il messaggio della dottrina e dei tribunali è netto: l’autonomia dell’agente deve essere reale, basata su rischio e organizzazione propria. In un mercato che cerca flessibilità, il rispetto delle tutele del lavoratore rimane il confine invalicabile che separa l’efficienza dall’elusione.
Giovanni Di Pietro
Abbiamo formalmente richiesto al Governo l’introduzione di un credito d’imposta almeno del 20% sulle spese di carburante per agenti e rappresentanti di commercio.
I costi sono ormai strutturalmente elevati, la mobilità è uno strumento essenziale per la professione ma sopratutto l’esigenza è stata avvertita per altre categorie con misure dedicate e non per gli agenti di commercio.
È necessario intervenire per ristabilire pari condizioni e sostenere concretamente una componente centrale del sistema distributivo e commerciale nazionale.
Chiediamo un provvedimento semplice, accessibile e coerente con quelli già adottati per altri settori.
C’è un momento nella giornata di un agente di commercio in cui la soddisfazione per una vendita conclusa può svanire: quando deve iniziare a compilare i moduli e a inserire i dati. È come se il suo tablet o PC diventasse un peso, un obbligo che sembra togliere la libertà che è alla base del suo lavoro.
L’agente di commercio opera infatti in un regime di autonomia riconosciuto anche dal sistema di tutele e rappresentanza, in cui realtà come l’Enasarco svolgono un ruolo centrale. Un utilizzo distorto del CRM rischia quindi di entrare in conflitto con la natura stessa del rapporto di agenzia.
Per anni, l’agente di commercio è stato il padrone del suo territorio, con la sua esperienza e la sua agenda come segreti del successo. Ma con l’arrivo dei CRM (Customer Relationship Management), tutto è cambiato. Ora c’è una tensione tra la libertà dell’agente e la necessità dell’azienda di controllare i dati.
Il problema è che molti agenti vedono il CRM come un sistema di controllo, non come uno strumento per aiutarli a vendere. Le aziende possono usarlo per verificare se l’agente sta facendo il suo lavoro, ma questo può essere visto come una mancanza di fiducia. L’agente si sente come se fosse controllato ogni passo, ogni parola detta al cliente. E questo toglie la sua autonomia e la sua professionalità.
Quando il CRM è visto come un obbligo, l’agente lo usa con fastidio e inserisce i dati in modo approssimativo. Così, invece di essere uno strumento utile, diventa un database sterile e poco affidabile.
Tuttavia, il problema non è il CRM in sé, ma come viene usato. Se l’azienda lo usa solo per controllare i dati, sta perdendo una grande opportunità. Se l’agente lo vede solo come un peso, sta perdendo un vantaggio competitivo.
In un mercato sempre più competitivo, la memoria e l’esperienza non sono più sufficienti. Il CRM può essere il “secondo cervello” dell’agente, aiutandolo a recuperare informazioni importanti e a prendere decisioni migliori.
Grande vittoria storica dell’Usarci, che si è fatta promotrice del permesso unico di transito nelle zone a traffico limitato per gli agenti di commercio.
Il Consiglio regionale del Piemonte, nella seduta del 10 marzo, ha approvato la proposta di legge che istituisce il contrassegno unico regionale Ztl, un risultato atteso da anni e che segna una svolta decisiva per migliaia di agenti di commercio, che ogni giorno attraversano il territorio piemontese per svolgere la propria attività professionale.
La nuova normativa introduce un pass unico valido in tutte le ztl dei Comuni piemontesi eliminando la necessità di richiedere autorizzazioni diverse per ogni città e superando una frammentazione burocratica che per troppo tempo ha rallentato il lavoro degli agenti i requisiti per la richiesta non cambiano e questo garantisce continuità semplicità e immediatezza nell’accesso al nuovo sistema mantenendo invariati i criteri già conosciuti e applicati la misura rappresenta un passo avanti concreto verso una mobilità più efficiente e una gestione amministrativa più moderna capace di riconoscere il ruolo fondamentale degli agenti di commercio nel tessuto economico regionale un risultato reso possibile grazie all’impegno costante dell’Usarci che ha portato avanti questa battaglia con determinazione e grazie al sostegno del Consigliere Fabrizio Ricca, Capogruppo Lega Salvini Piemonte, che ha accompagnato il percorso legislativo fino all’approvazione definitiva.
Si attendono gli sviluppi dei provvedimenti attuativi. Il Piemonte diventa così la prima Regione italiana a dotarsi di un sistema unico di accesso alle ztl dedicato agli agenti di commercio aprendo la strada a un modello innovativo di semplificazione amministrativa e segnando una vittoria per la categoria per l’usarci e per l’intero territorio regionale.
CARBURANTI. PD: GOVERNO NON DIMENTICHI AGENTI DI COMMERCIO
“L’allarme che viene dalle organizzazioni e associazioni che rappresentano agenti di commercio e consulenti finanziari – Fnaarc – Fiarc – Usarci – Anasf – Fisascat – Federagenti Cisal – Uiltucs – Ugl-Terziario – non può rimanere inascoltato. Agenti di commercio e consulenti finanziari sono infatti particolarmente colpiti dall’incremento dei prezzi dei carburanti. Come essi stessi hanno rappresentato nella lettera inviata alla Presidente Meloni e al ministro dei trasporti Salvini, il loro lavoro richiede una continua mobilità, con consumi di carburante molto rilevanti. L’andamento dei prezzi che si sta determinando a seguito della guerra nel Golfo rischia di mettere a rischio la sostenibilità economica della loro attività. È quindi importante che queste categorie non vengano lasciate indietro, rispetto ad altre già destinatarie di interventi di sostegno adottati dal governo o a cui il governo sta pensando. Per queste ragioni presenteremo un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di intervenire con urgenza, per ricomprendere agenti di commercio e consulenti finanziari fra i soggetti destinatari di interventi di sostegno, riconoscendo il loro ruolo alla stabilità del tessuto economico nazionale in questa fase particolarmente critica”.
Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati del Pd, Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera e Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera.
Fonte Agenzia di Stampa Dire (Mar/ Dire) 18:32 02-04-26 NNNN
Il dumping contrattuale non è solo una distorsione del mercato del lavoro: è una vera e propria forma di concorrenza sleale che sta erodendo le fondamenta della rappresentanza commerciale in Italia.
Il dumping contrattuale è un fenomeno distorsivo che si verifica quando un datore di lavoro o una mandante applica un contratto collettivo (CCNL o AEC) “al ribasso”, con l’obiettivo primario di abbattere i costi del personale e della rete vendita. Questa pratica non è solo una scelta gestionale aggressiva, ma una forma di concorrenza sleale verso le imprese sane: invece di competere sulla qualità del prodotto, sull’innovazione o sull’efficienza distributiva, l’azienda sceglie di competere tagliando i diritti e le retribuzioni.
Sebbene il termine nasca nel mondo del lavoro dipendente, la sua deriva nel settore dell’intermediazione commerciale è altrettanto violenta, seppur con modalità differenti:
Nel Lavoro Dipendente: Il dumping si manifesta attraverso i cosiddetti “contratti pirata”, sottoscritti da sigle sindacali prive di reale rappresentatività, che prevedono paghe base e tutele inferiori rispetto ai contratti leader (CGIL, CISL, UIL).
Nella Rappresentanza Commerciale il dumping assume la forma della mancata applicazione degli Accordi Economici Collettivi (AEC). Molte aziende scelgono di regolare il rapporto esclusivamente tramite il Codice Civile, ignorando gli accordi siglati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative.
Non si tratta più di singole eccezioni, ma di due modelli contrapposti di fare impresa:
chi investe nella rete commerciale
chi la sfrutta riducendola a costo variabile
Occorre tener presente che gli Accordi Economici Collettivi (AEC), pur rappresentando le condizioni minime di riferimento del settore, non hanno efficacia obbligatoria generale. Questo consente alle mandanti di eluderli applicando esclusivamente il Codice Civile.
Si tratta di un ritorno al passato, infatti il Codice Civile, su molti aspetti della disciplina del mandato, è fermo da oltre 40 anni e non tiene conto delle trasformazioni epocali portate dalla deregulation globale e dalla digitalizzazione. L’agente Enasarco il cui contratto prevede esclusivamente l’applicazione del codice civile, si ritrova così in una posizione di estrema debolezza: un soggetto con infiniti doveri e pochissimi diritti.
Nel mercato della rappresentanza si sta delineando una spaccatura netta tra due modelli d’impresa:
Aziende Virtuose: Scelgono di applicare gli AEC, garantendo agli agenti un quadro di tutele certo (Indennità di fine rapporto, previdenza Enasarco corretta, trasparenza).
Aziende in Dumping: Si arroccano sul solo Codice Civile per eludere costi fondamentali. In questo regime, istituti come l’Indennità Suppletiva di Clientela, il FIRR, l’Indennità Meritocratica o l’indennità per il patto di non concorrenza non sono dovuti solo per citarne alcune..
Il risparmio economico per la mandante è immediato, ma il prezzo sociale è altissimo: si crea una disparità competitiva che danneggia i competitor onesti e svuota di valore la professione dell’agente.
La mancanza di una legislazione primaria che imponga l’efficacia erga omnes (o comunque un parametro minimo di dignità economica) degli AEC ha spostato lo scontro nelle aule giudiziarie. Senza un quadro normativo certo, le conseguenze sono allarmanti:
Aumento esponenziale dei ricorsi: Gli agenti sono costretti a lunghe e costose battaglie legali per vedersi riconosciuta una provvigione che sia equa e dignitosa.
Giustizia “a macchia di leopardo”: In assenza di leggi chiare, assistiamo a una giustizia territoriale oscillante. Sentenze opposte su casi identici aumentano l’incertezza sia per gli agenti che per le imprese, rendendo impossibile una pianificazione economica serena.
Erosione del Sistema Previdenziale: Il dumping contrattuale si traduce in una drastica riduzione delle entrate per l’Enasarco, mettendo a rischio la stabilità futura delle pensioni di categoria e condannando gli agenti a una vecchiaia con tutele ridotte.
È urgente un intervento legislativo che, abbracciando la visione giuridica del Professor Sabino Cassese, ponga fine a questo “avvitamento tortuoso” che penalizza il lavoro autonomo.
E’ necessario definire per legge che le condizioni contrattuali dell’agente debbano essere eque e sufficienti, assumendo come parametro di riferimento gli accordi stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.
Proteggere le imprese che applicano correttamente gli AEC, evitandogli di soccombere sotto il peso della concorrenza sleale e dei contenziosi seriali.
La tutela dell’agente di commercio non è una rivendicazione corporativa, ma una precondizione necessaria per garantire la trasparenza, la qualità e la tenuta del mercato italiano nel contesto globale.
Senza regole eque, non esiste concorrenza: esiste solo dumping.
Giovanni Di Pietro
USARCI e Fiasascat CISL assieme alle principali rappresentanze sindacali hanno presentato al Governo una proposta di integrazione al Decreto Legge 18 marzo 2026, n. 33, per introdurre misure di sostegno dedicate agli agenti di commercio e ai consulenti finanziari.
L’aumento straordinario dei prezzi dei carburanti sta infatti incidendo in modo significativo su queste categorie, che basano la propria attività sulla mobilità e sostengono costi annuali sempre più elevati.
La proposta prevede, oltre una proroga visto il protrarsi della crisi, l’introduzione di un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta, proporzionato alle spese di carburante e mobilità professionale, con accesso semplificato per i professionisti regolarmente iscritti.
L’obiettivo è garantire continuità operativa a figure centrali per il funzionamento del sistema economico e la connessione tra imprese e famiglie.
La Fondazione Enasarco ha definito il nuovo piano di welfare per l’anno 2026, confermando il proprio impegno nel sostenere gli agenti di commercio, i consulenti finanziari e i pensionati iscritti.
Il programma mira a fornire un supporto concreto non solo in situazioni di bisogno individuale, ma anche per lo sviluppo dell’attività lavorativa e la tutela della famiglia ed offre soluzioni concrete in quattro aree chiave:
Famiglia e Natalità: Contributi per nuovi nati, asili nido e sostegno speciale per figli con disabilità.
Salute e Prevenzione: Check-up gratuiti con “Prevenzione Plus” e supporto sanitario per l’intero nucleo familiare.
Formazione e Istruzione: Bonus scolastici, premi di studio e tesi di laurea per investire nel futuro dei vostri figli.
Tutela del Reddito e Emergenze: Aiuti concreti in caso di infortuni, malattie, e rimborsi per l’assicurazione contro eventi catastrofali.
Convenzioni: Nell’ottica di un welfare sempre più completo e al servizio dei propri iscritti, la Fondazione Enasarco sta stipulando nuovi accordi con primarie società, dal settore della salute a quello dell’automotive
A chi è rivolto? Agenti in attività, consulenti finanziari e pensionati che soddisfano i requisiti di anzianità contributiva. La priorità sarà data sulla base di graduatorie legate al reddito o all’ISEE.
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