Il Mef in guerra contro gli Agenti di commercio

Si prendono i rappresentanti di una lista in corsa per il rinnovo dei vertici di Enasarco (“Fare presto”, tanto per mettere un nome..), si aggiungono i loro amici del Pd romano, si mescola con un briciolo del ministro Gualtieri e si ottiene la guerra dichiarata dal governo contro gli agenti di commercio. In particolare la guerra di Gualtieri e del suo Mef, il ministero dell’Economia e Finanza. Perché, secondo il Corriere della Sera, proprio il compagno Gualtieri si opporrebbe all’erogazione di aiuti e contributi agli agenti di commercio ed alle altre categorie di professionisti. 

Soldi, tanto per ricordare, che non vengono “donati” dallo Stato, ma che sono stati versati dagli agenti di commercio nella cassa previdenziale. E lo stesso vale per le altre categorie. Un problema di mera contabilità, dunque, ma all’amico di Fare Presto interessa solo quello, non la palese ingiustizia. Perché gli enti previdenziali privati rientrano nel perimetro del bilancio dello Stato anche se i soldi sono dei privati. E così, per concedere aiuti, o anche solo per un anticipo di parte del Firr (versato dagli agenti), bisogna passare per il permesso del Mef e del ministro del Lavoro.

Ovviamente il compagno ministro non si limita a non firmare l’anticipo del Firr, ma non vuole neppure bloccare o rinviare il pagamento dei contributi che gli agenti ed i professionisti devono versare. Perché il bilancio dello Stato, secondo gli amici di Fare Presto, non può sopportare gli aiuti a chi lavora ma può tranquillamente sopportare le folli spese sostenute per mantenere i renitenti alla vanga sdraiati sul divano, gli inutili navigator, gli ospiti non invitati.

Fonte ElecToMag – Autore Enrico Toselli

Usarci, Fisascat Cisl e Ugl provano a svegliare il Governo per il Firr

Passano i giorni, le settimane, i mesi. Ma il governo continua a far finta di dormire per impedire gli aiuti agli agenti di commercio. Pubblichiamo la lettera inviata al ministro da tre associazioni della categoria.

 

Gentile Ministro,
come rappresentanti degli Agenti di Commercio abbiamo sempre a cuore gli interessi della Categoria e la volontà di rappresentarla al meglio possibile, tutelando i suoi interessi. La crisi sanitaria derivata dal Covid-19, e il successivo lockdown delle attività economiche in tutto il paese, sono state un durissimo colpo per tutta la Categoria, che ha visto un verticale crollo degli ordinativi e del proprio fatturato. Gli Agenti di commercio sono una categoria essenziale per l’economia italiana, indicatori della salute del nostro mercato interno, del nostro export e di tutto il commercio. Ogni anno gli Agenti intermediano più del 70% del Pil del nostro paese dimostrando di essere l’ingranaggio più importante dell’economia reale italiana.

Il 25 maggio le Parti Sociali, associazioni degli Agenti di commercio e delle Imprese, si sono riunite e hanno firmato un accordo finalizzato allo sblocco, fino ad un massimo del 30%, del Firr accantonato presso l’Enasarco in favore di tutti quegli Agenti che, in una condizione di straordinaria difficoltà, ne facessero richiesta. Il Firr, il Fondo indennità risoluzione rapporto, non è previsto dal Codice civile, ma è stato istituito dalle parti sociali attraverso gli Accordi economici collettivi (AEC) e viene infatti accantonato tramite apposito fondo in Enasarco dalle imprese mandanti.

Enasarco ha recepito questo accordo nella riunione del 9 giugno 2020, e ha delineato le linee-guida per l’immediata attuazione: tutti i passaggi statutari fatti da Enasarco per poter erogare queste somme sono stati votati a maggioranza dal CDA della Fondazione Enasarco, che ha recepito integralmente l’accordo delle Parti Sociali, deliberando un primo stanziamento del 10% del Firr accantonato sui singoli conti degli Agenti di commercio per un controvalore di circa 150 milioni di euro. Per consentire la regolare erogazione di queste somme è necessaria l’approvazione del Ministero vigilante.

La richiesta in questione è stata inoltrata dalla Fondazione Enasarco in data 10 luglio 2020, e a tutt’oggi non è arrivata una risposta.

Siamo qui dunque, Ministro, a sollecitare una Sua Cortese quanto doverosa risposta.

Gli Agenti di Commercio non possono aspettare oltre e hanno urgentemente bisogno dell’approvazione di questa misura, assolutamente necessaria non solo per ridare fiato a tutti i professionisti della vendita in difficoltà, ma anche e soprattutto per consentire agli Agenti stessi di avere a disposizione risorse da investire per organizzare le proprie ripartenze e dare nuovo ossigeno a un’economia che ha bisogno di ripartire.

La quasi totalità degli Agenti è stata tagliata fuori dalle misure di sostegno a fondo perduto varate dal Governo, a causa del differimento trimestrale caratteristico del pagamento delle provvigioni che ha dunque a sua volta causato l’impossibilità di dimostrare il calo di reddito necessario per accedere ai contributi. È perciò necessario che la misura straordinaria che coinvolge l’anticipazione Firr, che non rappresenta alcun onere economico per lo Stato, sia approvata dal Suo Dicastero e diventi quindi possibile per la Fondazione avviare l’anticipazione del Trattamento Fine Rapporto accantonato in favore degli Agenti di Commercio.

Il tardare ulteriormente di una risposta al provvedimento sopra descritto rischia di essere percepito come una mancanza di sensibilità politica nei confronti di una Categoria di lavoratori già in ginocchio e che domanda solamente di poter utilizzare i propri denari accantonati presso l’Enasarco per far fronte a questo grave momento di difficoltà.

La salute di buona parte delle imprese italiane dipende dalle condizione in cui versano i loro Agenti di commercio, ed è perciò impensabile che essi siano abbandonati in questo frangente di difficoltà e che non venga data risposta alle loro legittime istanze. Confidando in una rapida risoluzione della nostra richiesta.

Le associazioni Usarci, Fisascat Cisl e Ugl.

Fonte ElecToMag – Autore Winston Smith 

Gaburro, Mei, Ricci: chi di burocrazia ferisce…gli strani giochi di fare presto

Basta con i burocrati in Enasarco! Come si fa a non essere d’accordo con Luca Gaburro, segretario di Federagenti dal 2010 e nel cda di Enasarco dal 2016?

Come si fa a non condividere la sua lotta contro chi, in Enasarco, è un sindacalista e non un agente? Bravo Gaburro! Che, casualmente, fa parte del sindacato Federagenti. Vabbè, nessuno è perfetto, una scivolata può capitare. Meglio se in coppia. Perché, nello stesso sindacato, lavora anche la moglie, casualmente figlia del capo dell’avvocatura di Enasarco. Che, tra un salario da dirigente ed una consulenza, fonda pure Federagenti. Due cuori e un sindacato, tutto molto romantico. E se una è figlia di un personaggio potente, che male c’è?

Avvocatura di Enasarco da un lato, sindacato che amerebbe riportare Enasarco nel solco pubblico dell’Inps dall’altro: coincidenze. Tre cuori che battono all’unisono. Una compatta famiglia italiana. Invidia generale. 

Ma lui, Gaburro, fonda i sindacati mentre critica i sindacati. Il suo è diverso. Non è proprio un sindacato. È quasi un’azienda. Già, perché il duro e puro nemico dei burocrati è un agente di commercio vero, con tanto di carta d’identità pubblicata sui social per confermare la sua professione. Mica come quei sindacalisti a tempo pieno che millantano di fare gli interessi degli agenti e, invece, chissà. 

Poi, però, qualche invidioso dei “tre cuori un sindacato” va a fare qualche ricerca. Si vede che ha tempo da perdere. E racconta che l’eroe anti burocrati risulta essere agente della stessa Federagenti da lui fondata. E che, appunto, sarebbe un sindacato, non un’azienda che vende, produce, acquista. Sicuramente si tratta di un equivoco. Forse vendono tessere. O forse è un problema di omonimia. Il sindacalista anti sindacato, il burocrate anti burocrati saprà certamente fare chiarezza..

Così come la farà sicuramente Mei, un finanziere amico di Mincione. Per carità, ciascuno risponde per se stesso, mica per gli amici. Però mandare un finanziere, abituato alle speculazioni, a gestire un fondo pensioni sarebbe come affidare a Dracula la gestione della banca del sangue. I donatori rischiano tanto, troppo. Soprattutto se fosse vero che Mei sta già preparando gli investimenti di Enasarco. 

Quanto a Ricci, altro esponente della lista anti agenti “Fare presto”, il suo interesse è quello di vendere servizi proprio agli agenti. Perché ha due aziende ed è agente di se stesso. E come padrone di Radio Agenti non pare molto propenso al confronto.

Fonte ElecToMag – Autore Enrico Toselli

Marzolla (USARCI): sfidiamo Gaburro & C. a un confronto sugli agenti di commercio

Mi sarebbe piaciuto poter intervenire a Radio Agenti il 14 settembre per un confronto con i colleghi Ricci e Gaburro. Per affrontare i temi più interessanti per la categoria degli agenti di commercio. Perché io credo che una discussione sia sempre utile. Ricci, evidentemente, è di un altro parere ed ha preferito escluderci. Ha impedito non solo la partecipazione in trasmissione ma sta addirittura bloccando la possibilità di commentare il post sui social media”.

Antonello Marzolla, segretario generale Usarci, si dice amareggiato per questi comportamenti dei vertici di una lista concorrente. Ma forse è più divertito per questa mancanza di coraggio che porta ad evitare il confronto. Sintomo di evidente difficoltà. 

Ma cosa avrebbe voluto dire in trasmissione?

“Innanzitutto che sono molto contento del fatto che finalmente i candidati della loro lista stiano asserendo l’impossibilità di far confluire l’Enasarco in INPS. Hanno cambiato idea. Ricordiamo bene il suocero di Gaburro, già fondatore della Federagenti, che fu un grande promotore della distruzione di Enasarco.
Evidentemente in famiglia coesistono pensieri e visioni dell’Enasarco diverse”.

Lei sostiene che il presidente di Enasarco debba essere un agente. Gaburro non lo è?

“Su questo punto, Gaburro non si smarca bene.
E sì vero che ha pubblicato un’immagine ritraente la sua carta d’identità da cui risulta che è agente di commercio ma si è dimenticato di dire che la sua “mandante” è la Federagenti di cui sempre lui è il Segretario Generale e che da una decina di anni versa in suo favore i contributi Enasarco e che tra le altre cose alle prossime elezioni voterà nel collegio delle mandanti. Ma Federagenti non era un sindacato?”.

Gaburro si dichiara nemico dei burocrati. Non è credibile?

“Se avessi potuto intervenire, avrei voluto ricordare che tra i burocrati paracadutati in Enasarco dalla politica, come è solito dire Gaburro, ecco fra questi, figura proprio lui”.

Il confronto tra di voi finisce qui?

Assolutamente no. Come accade tra i più leali duellanti, lancio a Gaburro, ad Alfonsino Mei, a Davide Ricci e all’amico Triolo il guanto della sfida. Li invitiamo a partecipare a un dibattito pubblico online per mettere a confronto i nostri Curricula professionali, le nostre idee, la nostra visione di un Enasarco efficiente e vicino agli agenti di commercio. In quell’occasione daremo loro inoltre la possibilità di far luce sulle motivazioni dei loro voti contrari, figli del cieco ostruzionismo, alle varie delibere proposte in consiglio al fine di dare aiuto alla Categoria durante la Pandemia”.

Mei/Cetto La Qualunque mette a rischio le pensioni degli agenti di commercio

La politica dei contributi a pioggia, dei bonus per tutti, delle promesse in stile Cetto La Qualunque non sono una prerogativa solo dei politici. La sostenibilità dei conti non rientra tra i parametri presi in considerazione da Alfonsino Mei, impegnato a promettere mance elettorali ai silenti, cioè a coloro che non hanno maturato i requisiti pensionistici ma vogliono ugualmente la pensione. 

Mei & co sono dunque pronti, per qualche consenso in più, a compromettere la sostenibilità finanziaria di Enasarco e, di conseguenza, il futuro dei lavoratori che hanno maturato gli anni di pensione, mettendo di fatto a rischio tutto il patrimonio delle pensioni degli agenti di Commercio.
Antonello Marzolla, segretario generale Usarci, sostiene che “fare promesse elettorali senza tenere in conto la sostenibilità finanziaria dell’ente non solo è irresponsabile ma è, soprattutto, ingiusto verso quegli agenti che hanno lavorato tutta la vita per meritarsi la pensione”. 

“Enasarco – aggiunge Marzolla – non è un bancomat da cui si preleva per dare mance elettorali. È un fondo pensioni che va gestito con premura e cautela poiché salvaguarda il futuro di tutti gli agenti italiani. Noi vogliamo portare gli interessi degli agenti di commercio italiani in Enasarco perché conosciamo i loro bisogni e le loro ambizioni. Gli altri stanno facendo propaganda pericolosa che in nessun modo rispecchia la nostra visione di un Enasarco trasparente, semplice e vicini agli agenti”

Non risulta certamente strano che un finanziere provi a giocare con il denaro altrui. Ogni tanto scommette sugli investimenti, altre volte sulle disgrazie altrui. Ciò che risulta chiaro è che certi soggetti non si preoccupano minimamente degli interessi degli Agenti. L’unico obbiettivo è gestire gli investimenti di Enasarco per la felicità di amici banchieri e per favorire amiche nei palazzi.
A costo di distruggere tutto attraverso mance elettorali che singolarmente sono poca cosa ma che, sommate, manderebbero in rovina il patrimonio di Enasarco e le pensioni degli agenti di commercio che hanno rispettato le regole.

Fonte ElecToMag il magazine degli Agenti – Autore Enrico Toselli

Federagenti: far confluire Enasarco nel carrozzone Inps

“Come si cambia, per non morire..” cantava Fiorella Mannoia. L’inno di Federagenti, probabilmente. Oppure lorsignori preferiscono Patty Pravo: “Oggi qui, domani là..”. L’importante è glissare sulle loro storiche posizioni a proposito del futuro di Enasarco e delle pensioni degli agenti di commercio. Già, perché nel 2012 Federagenti aveva ben chiarito la propria posizione al riguardo: eliminare l’Enasarco e far confluire i soldi degli agenti nel calderone dell’Inps.

“Il Referendum da noi promosso sul futuro dell’Enasarco – si legge nel documento di Federagenti – ha avuto un esito schiacciante: il 95% dei votanti (diverse diecine di migliaia) si è dichiarato concorde con la proposta caldeggiata dalla nostra associazione di far confluire l’Enasarco nell’Inps”. Peccato che ora la stessa Federagenti nutra qualche dubbio sulle proprie dichiarazioni. Forse il plebiscito annunciato non era proprio un plebiscito. Forse non erano “diverse diecine di migliaia” gli agenti pronti a perdere le pensioni. 

Così ora si nicchia un po’ sul tema. A giorni alterni si conferma e si smentisce la posizione. Deve essere una nuova forma di coerenza e di trasparenza. In ogni caso non si tratta certo della migliore garanzia per chi sogna una pensione con i propri contributi versati e da versare. In compenso la coerenza non manca a Mei, prontissimo a dar soddisfazioni alle banche ed agli investitori finanziari. Non agli agenti di commercio ma ai banchieri: una scelta di campo che, perlomeno, non lascia adito a dubbi. “Soldi soldi soldi, toccasana/ di questa quotidiana/ battaglia per la grana..”. Renato Zero accompagnali tu..

Fonte ElecToMag – Autore Enrico Toselli

I Ministri che non concedevano l’anticipo del Firr firmavano l’aumento di stipendio di Tridico

Finalmente si è capito perché, nonostante le insistenze dell’Usarci, il governo non si sia degnato di firmare il documento per consentire all’Enasarco di elargire anticipi sul Firr.

Anzi, ora si scopre pure che le insistenze erano fastidiose ed inopportune. Si è fatto credere che i due ministri non firmavano perché stavano in vacanza. Macché! I due ministri erano impegnatissimi a firmare l’aumento di stipendio a Tridico, il presidente dell’Inps.

Potevano rinviare un provvedimento così fondamentale per l’umanità? Potevano lasciar morire di fame il misero presidente? Certo che no. E dovevano farlo di nascosto, perché Tridico meschinetto non ne sapeva niente. Moltiplicavano il suo stipendio a sua insaputa (e non importa che, oggettivamente, fosse basso in rapporto a quanto guadagnano molti dirigenti regionali con minori responsabilità).

E allora tutti gli agenti di commercio potevano ben rinunciare all’anticipo del Firr, a fronte di cotanta urgenza. Potevano farsi prestare i soldi dalle banche o dai parenti. Senza dimenticare che l’Enasarco, se vincessero le liste al servizio del governo, verrebbe fatto confluire nell’Inps e, dunque, gli agenti di commercio dovrebbero sottostare proprio ai voleri di Tridico. Che se li ritroverebbe tra i piedi a sua insaputa, con tutti i soldi versati dagli agenti ed utilizzati per sistemare i conti dell’Inps. Soldi che lui non ha chiesto, sia ben chiaro. Certo che se poi arrivassero..

Fonte ElectoMag – Autore Enrico Toselli

Dimmi con chi vai… Mei (Fare presto), però si dimentica gli amici…

Il voto per il rinnovo dei vertici di Enasarco si interseca con il pasticciaccio brutto che coinvolge la finanza del Vaticano ed il finanziere Mincione.

Casualmente amico di un candidato che aspira a guidare Enasarco: Alfonsino Mei. 

Ovviamente avere amici discutibili non è un reato. Anche se la saggezza popolare è di diverso parere: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Per questo la presidente del collegio sindacale Enasarco, Ceribelli, ha provato inutilmente a chiedere spiegazioni a Mei sui suoi rapporti con Mincione, sulle sue cene organizzate con allora dirigenti della Fondazione per fare pressioni in favore di investimenti in veicoli finanziari del finanziere Mincione, sulla situazione di conflitto derivante dal fatto che la figlia di suo fratello lavori in una società del gruppo Megas ora commissariata da Banca d’Italia ma precedentemente presieduta dal dott Mainetti.
Megas detiene circa 500 milioni di investimenti Enasarco, investiti in parte nella galleria colonna di Roma ed in parte in un grattacielo newyorkese (Flatairon) investimenti di cui l’ente previdenziale degli agenti di commercio non riesce a rientrare in possesso. 

Inoltre la Ceribelli nello scorso cda aveva chiesto conto a Mei della sua presunta amicizia con l’avvocato Francesco Marrotta, direttore legale di Ernest & Young, che avrebbe fatto pressioni telefoniche su importanti gruppi bancari affinché i loro promotori votassero per la lista Fare presto. La Ernest & Young è la società di revisione del bilancio di Enasarco, quindi un fornitore della Fondazione.

In quel caso Mei aveva risposto di non conoscere e non aver mai sentito nominare la persona salvo poi riscontrare che sul profilo Facebook di Mei sono pubblicate foto che ritraggono lo stesso abbracciato a Marrotta a Montecarlo. Sicuramente si sarà trattato di un problema di memoria.. Ma una benedizione vaticana metterà a posto anche il problema di amicizie pericolose.

Fonte ElectoMag – Autore Enrico Toselli

Vaticano, dalle speculazioni immobiliari agli 8 miliardi di Enasarco

Un cattivo odore si espande per tutta Roma. No, non è il solito problema dei rifiuti non raccolti dalla banda Raggi. Questa volta, e non è certo la prima, il puzzo proviene da oltre Tevere, da quello Stato sempre più nemico dell’Italia che è il Vaticano. Nessuna questione religiosa, nessun problema di dottrina. La distruzione della Chiesa messa in atto da monsu Bergoglio riguarda lui ed i credenti. Ma il malaffare che coinvolge cittadini italiani esula dall’ambito religioso e coinvolge l’economia e la finanza dell’Italia.

Perché il nuovo scandalo, l’ennesimo, non tocca solo il denaro elargito dai credenti per opere diverse dalle speculazioni immobiliari per le quali è stato utilizzato. Ed il problema non riguarda il cardinale Becciu, perché anche in questo caso si tratterebbe di questioni interne allo Stato straniero in terra italiana. Ma ciò che è grave è il coinvolgimento di altri personaggi e di altre strutture al di qua del Tevere. Si parte da un finanziere abituato alle speculazioni, Mincione. E ci si allarga agli amici suoi, a cominciare da Alfonsino Mei, candidato alla guida dell’Enasarco per una lista, “Fare presto”, sostenuta apertamente da Confindustria e dal suo quotidiano. 

Tutto a norma di legge, sia chiaro. E non c’è nulla di illegale nel tentativo di conquistare, attraverso il voto degli agenti di commercio, il patrimonio di 8 miliardi detenuto da Enasarco, l’ente previdenziale della categoria. Se gli agenti di commercio decideranno di affidare i soldi delle pensioni a chi vuole investirli per operazioni speculative, in combutta con la finanza vaticana, saranno liberi di farlo. Se decideranno di eliminare Enasarco e di far confluire i soldi nell’Inps per sostenere Tridico, saranno liberi di farlo. E saranno altrettanto liberi di aiutare quegli esponenti del Pd romano (e non solo romano) tanto vicini a Mei. 

Ma è giusto che conoscano intrecci, alleanze, interessi di chi andrà a gestire 8 miliardi di euro. 

Non stupisce, ovviamente, il silenzio dell’opposizione in merito a vicende che coinvolgono anche la politica italiana. Come sempre è troppo faticoso informarsi. Eppure il cattivo odore che proviene dallo Stato confinante non dovrebbe sfuggire. Dai tempi dello Ior, delle sedute spiritiche di Prodi, degli alloggi vaticani che hanno ospitato i brigatisti nel caso Moro, degli stessi brigatisti aiutati a fuggire. Ed ora si tace anche sull’assalto agli 8 miliardi.

Opposizione a cosa?

Fonte ElecToMag – Autore Augusto Grandi

Il non voto per Enasarco è un suicidio per gli agenti di commercio

Ogni tanto una città si vanta di rappresentare una sorta di laboratorio per l’intero Paese. Laboratorio delle alleanze politiche, della nuova economia, del cambiamento dei comportamenti giovanili, degli stili di vita. Ma il laboratorio per il futuro della politica italiana è rappresentato, senza alcun dubbio, dagli agenti di commercio. 

Sempre pronti a protestare per qualsiasi decisione del governo di qualsiasi colore; sempre pronti a protestare per qualsiasi decisione o per gli abituali ritardi di Enasarco, il loro ente previdenziale. Lamentele e proteste legittime, sia chiaro. Poi, però, arriva il momento del voto per rivoluzionare i vertici di Enasarco, per cambiare radicalmente le strategie e cosa fanno gli agenti di commercio? Non votano.

Tutti i proclami a proposito di manifestazioni di piazza, di class action, di proteste clamorose si infrangono di fronte al gravoso impegno di accendere il computer e votare. Neppure la fatica di recarsi a un seggio, basta un click da casa o dall’ufficio. Macché. 

Meglio aspettare la fine delle giornate di voto (tante, per cercare inutilmente di ampliare la possibilità del click nel momento più adatto) per poi ricominciare con le lamentele: “il voto è inutile”, “tanto sono tutti uguali”, “non cambia mai nulla”. Così si può tornare a sognare manifestazioni di piazza con le mascherine d’ordinanza, a proporre class action a patto di non doversi affaticare a cercare un avvocato. 

E pazienza se, nel frattempo, il non voto avrà assegnato la vittoria a chi vuol scippare le pensioni degli agenti di commercio per aiutare Tridico e l’Inps o a chi vuole utilizzare gli 8 miliardi di Enasarco per fare speculazioni con Mincione ed il Vaticano. “Tanto non cambia mai nulla”. Ecco, quando i soldi di Enasarco saranno svaniti, gli agenti di commercio si accorgeranno che qualcosa è cambiato.

Fonte ElecTo Mag – Autore Enrico Toselli