Osservatorio Usarci: gli agenti di commercio temono una frenata nel 2024

Quella degli agenti di commercio non è una categoria particolarmente “partecipativa”. Eppure sono state alcune migliaia le risposte al questionario dell’Usarci per conoscere le opinioni di chi lavora nel settore.

In particolare il 33,1% degli agenti di commercio teme un lieve peggioramento della propria situazione economica mentre il 19,8% prevede un peggioramento netto. A fronte di un 23,2% che immagina una sostanziale stabilità e solo un 17,7% che pensa di migliorare leggermente la propria posizione.

Una posizione che, per il 40%, vede le provvigioni medie annue collocarsi tra i 20 ed i 60.000 euro, con il 17,8% tra i 60 e gli 80.000, un 13% tra 80 e 100.000 ed un 9,5% tra 100 e 150.000.

Interessante anche il dato relativo alle provvigioni medie che, per il 53% degli agenti variano tra 3 e 9%, con il 14% che vede le provvigioni attestarsi tra il 9 ed il 12% mentre per l’11,4% superano la soglia del 12%. Ma c’è anche una consistente fascia del 21,7% che ha provvigioni inferiori al 3%. Da notare che il 55,9% degli agenti assicura che le provvigioni si sono ridotte negli ultimi 5 anni.

Ma l’Osservatorio Usarci ha approfondito anche la composizione del campione. Composto prevalentemente (88%) da ditte individuali che non vogliono cambiare la propria realtà societaria e che, nel 91,2% dei casi, non hanno subagenti. I territori in cui operano vedono una particolare concentrazione in Veneto (31,8%) e Lombardia (31,5%), con l’Emilia Romagna in terza posizione (25,1%). Ovviamente gli agenti possono lavorare in più regioni ed a seguire ci sono Friuli Venezia Giulia (20,6%) e Lazio (20,4%).

Quanto al grado di sindacalizzazione, è evidente che tra chi ha risposto ci sia una maggior adesione proprio all’Usarci (30,6%). Ma del restante 70% più di tre quarti degli agenti che hanno risposto all’indagine non è iscritto ad alcuna organizzazione.

Fonte Electomagazine – Autore Enrico Toselli


Usarci prepara il congresso per un sindacato moderno

Le sfide sono sempre nuove, diverse. Dunque anche la risposta del sindacato deve cambiare. Per Giovanni Di Pietro, presidente di Usarci, il sindacato degli agenti di commercio, il cambiamento non è uno slogan ma una necessità imprescindibile. A partire dai rapporti con Enasarco, l’ente pensionistico della categoria. “In teoria – spiega Di Pietro – l’obiettivo di Enasarco dovrebbe essere il bene degli agenti. Non sempre è così. Perché esistono, ad esempio, esigenze di bilancio che contrastano con il necessario aumento delle pensioni”.

Che fare, dunque? L’unico intervento serio può riguardare la gestione del patrimonio dell’ente, affinché renda di più.

E poi ci sono le iniziative più prettamente sindacali, come quelle relativi a contratti “dimenticati da 12 anni”. Con le controparti che promettono incontri puntualmente disattesi.

Di Pietro, però, pensa anche ad un altro ruolo per il sindacato. Da un lato l’incremento delle convenzioni in ogni ambito, per agevolare la vita quotidiana degli agenti e ridurre anche i costi personali e famigliari. Dalla sanità all’auto, ai corsi universitari per i figli. Senza dimenticare gli aspetti ludici: la prima edizione della Mostra di pittura a Pescara ha avuto successo e verrà replicata. Ma ci si potrà allargare ad altri settori che coinvolgono la vita privata, ed artistica, degli agenti.

Di tutto questo, e di molto altro, si parlerà a Jesi, il 24 e 25 maggio in occasione dell’Assemblea nazionale Usarci che celebrerà il 75° anno di fondazione di Usarci. E si parlerà anche del ruolo della donna all’interno della categoria.

“Le agenti di commercio donna rappresentano una risorsa importante per le aziende e il mondo del lavoro. Con la loro professionalità e determinazione, contribuiscono a promuovere il commercio e l’economia. Per incrementare questa figura è necessario intervenire su diversi fronti, sia a livello culturale che a livello pratico”. Mauro Ristè, Vicepresidente Vicario Usarci Nazionale e Presidente di Usarci Marche, non ha dubbi sulla fondamentale importanza della componente femminile nel mondo degli agenti di commercio. E, dunque, sulla necessità di rafforzare questa presenza.

“A livello culturale – aggiunge – è importante promuovere un’immagine positiva della figura dell’agente di commercio, in particolare tra le giovani donne. È necessario far conoscere le opportunità offerte da questa professione, sottolineando i suoi aspetti positivi, come l’autonomia, la flessibilità e la possibilità di guadagni elevati”. Secondo Ristè occorre combattere gli stereotipi che associano l’agente di commercio a una figura maschile, far conoscere le donne che hanno successo in questa professione, per dimostrare che anche loro possono essere agenti di commercio di successo.

“A livello pratico, è necessario facilitare l’accesso delle donne alla professione di agente di commercio, offrendo percorsi di formazione e orientamento specifici, aiutandole a sviluppare le competenze e le conoscenze necessarie per questa professione, creare un ambiente lavorativo più inclusivo e favorevole. Promuovere la parità di genere nelle aziende, per garantire che le donne abbiano le stesse opportunità di carriera degli uomini”.

Solo teoria? Assolutamente no. E il vicepresidente Usarci elenca anche le azioni concrete da intraprendere.

“Scuole e università: è importante inserire l’agente di commercio tra le professioni da conoscere e promuovere. Associazioni di categoria (la nostra USARCI è da sempre impegnata su questo fronte): possono organizzare eventi e iniziative per promuovere la figura dell’agente di commercio tra le donne. Aziende: possono offrire percorsi di formazione e orientamento specifici per le donne, nonché programmi di mentoring e sponsorship”.

Per Antonello Marzolla, segretario generale Usarci, l’assemblea nazionale rappresenterà un momento fondamentale per il futuro del sindacato, sempre più radicato nell’intera Penisola e sempre più attento alle esigenze di una categoria alle prese con un continuo cambiamento. Ma il sindacato – aggiunge – è un patrimonio degli agenti, non di chi li rappresenta. Dunque è indispensabile che la partecipazione si concretizzi anche con la presenza a questi appuntamenti. Per confrontarsi, per discutere, per evidenziare i problemi più urgenti da risolvere. “Perché solo in questo modo – conclude Marzolla – la categoria può uscire allo scoperto per comprendere appieno il proprio ruolo, determinante, in ambito sociale ed economico”.

FONTE ELECTO – ENRICO TOSELLI

Myriam Catalano, la professione di agente di commercio al femminile

“Il nostro è un bel lavoro. Che offre la possibilità di guadagnare bene e di organizzare autonomamente la propria vita. Però ci stiamo estinguendo perché i giovani non sanno neppure che esistiamo”. Myriam Catalano è un’agente di commercio, delegata Enasarco ed anche attivissima nel Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di commercio di Torino. E, naturalmente, con una famiglia di cui occuparsi.

Probabilmente, con un altro lavoro, non sarebbe riuscita a fare tutto questo. “Certo, gli inizi non sono stati facili perché io, donna, seguivo mio padre che era un agente di commercio nel settore dei cantieri e dell’edilizia”. Non proprio un settore considerato adatto per una ragazza. E invece lei ha proseguito anche dopo il ritiro del padre. E si è conquistata rispetto e fiducia.

Ma anche in settori più “facili” la presenza femminile è scarsa tra gli agenti di commercio. “Forse perché le ragazze e le donne non conoscono bene i meccanismi della nostra professione. Certo, gli inizi sono difficili e qualcuno preferisce lavori più sicuri, con stipendio fisso, mutua, ferie pagate. E anche dopo devi avere la capacità di organizzarti il lavoro, di essere rigorosa con te stessa. Ma i risultati arrivano. E sono decisamente soddisfacenti”.

Che fare, dunque, per attirare i giovani verso la professione? “Innanzitutto quello che sta facendo Antonello Marzolla, segretario generale Usarci, che porta i giovani a visitare il Palazzo della Moda, a Torino, affinché si rendano conto di come funzioni il nostro lavoro. E poi servono interventi del governo per eliminare gli intoppi fiscali e burocratici all’inizio dell’attività. Perché i guadagni, in molti settori, arrivano dopo il secondo anno. Ed anche le Case mandanti dovrebbero prevedere un fisso per chi inizia questa professione. Così allevano agenti che, comunque, costano meno rispetto ad un dipendente commerciale”.

E per le donne, nello specifico, servirebbero anche contributi pubblici per la maternità e per accudire i figli. Non una mancia, bensì un investimento su una categoria che intermedia il 70% del Pil italiano.

Ma l’impegno di Myriam Catalano a favore delle donne lavoratrici prosegue anche nel Comitato della Camera di commercio dedicato alle imprenditrici. “Con la presidenza di Cristina Tumiatti le iniziative si sono moltiplicate. Sono arrivate imprenditrici di tutto il mondo per un premio che ha permesso di far conoscere il territorio. E abbiamo un business club dedicato proprio ad attrarre nuove imprenditrici ed a metterle in rete”. E proprio da loro arriva la conferma che la professione di agente di commercio ha un futuro: “Ogni volta mi arriva la richiesta di essere messe in contatto con gli agenti, perché non riescono a trovarli”.

Fonte Electomagazine – Autore Augusto Grandi

 

Agevolazioni fiscali anche per le ricariche di veicoli elettrici

Interpello all’Agenzia delle Entrate: Agevolazioni fiscali per le ricariche di veicoli elettrici per gli agenti di commercio

È stato posto un quesito all’Agenzia delle Entrate riguardo al trattamento fiscale delle ricariche per i veicoli elettrici di proprietà degli agenti di commercio.

L’Agenzia ha risposto con indicazioni positive.

✔️ Deduzione dell’80% per spese di energia: È stato confermato che gli agenti di commercio possono dedurre, nei limiti dell’80%, la spesa per l’energia utilizzata per alimentare e ricaricare i veicoli elettrici. Questa agevolazione rappresenta un passo importante per incentivare l’utilizzo di veicoli a emissioni zero.

✔️ Detraibilità totale dell’IVA: Inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito la piena detraibilità dell’IVA sui costi sostenuti per l’acquisto di autovetture elettriche e relativi costi di manutenzione e ricarica. Questo significa che gli agenti di commercio possono godere di vantaggi fiscali significativi nell’acquisto e nell’utilizzo di veicoli elettrici.

A fondo pagina è possibile scaricare la risposta all’interpello

Osservatorio Usarci: agenti di commercio preoccupati per industria e sanità

Gli agenti di commercio non hanno la sfera di cristallo per vedere il futuro ma riescono a prevederlo, quello economico, sulla base degli ordinativi ed anche delle sensazioni negli incontri con i clienti. Se oggi non ci sono ordini, domani non ci sarà neppure produzione e, a seguire, non ci saranno posti di lavoro. Diventa, dunque, particolarmente interessante valutare gli umori degli agenti, sulla base delle indagine condotte dall’Osservatorio Usarci. Questa volta sul settore industriale e della salute e sanità.

Le differenze non mancano e, in alcuni casi, sono sostanziali. Perché se per entrambi i settori circa la metà degli agenti si lamenta per le condizioni imposte dalle mandanti e considerate inique, sulle provvigioni sono soprattutto gli agenti del comparto sanitario a protestare. La differenza maggiore è però sulla concorrenza dell’e-commerce: praticamente ininfluente per gli agenti dell’industria ma molto forte per la sanità.

E se entrambi i settori concordano sul ruolo fondamentale degli agenti per far crescere le rispettive mandanti, gli agenti della sanità si sentono particolarmente penalizzati dalle modifiche contrattuali imposte, a differenza di ciò che avviene nell’industria dove il problema è marginale.

Ovviamente cambiano le criticità legate specificamente al settore di attività. Gli agenti di commercio che lavorano per l’industria sottolineano la crisi che sta affrontando il comparto manifatturiero. Alle prese con clienti non sempre solvibili, con la concorrenza sempre più forte dei Paesi emergenti ed ormai emersi, con l’introduzione dell’auto elettrica che penalizza alcune realtà della componentistica.

Ma l’insoddisfazione riguarda anche la slealtà di alcune mandanti che utilizzano i procacciatori dopo aver conquistato clientela grazie agli agenti. Mentre le multinazionali hanno la cattiva abitudine di scaricare costi impropri sugli agenti.

el comparto sanitario a protestare. La differenza maggiore è però sulla concorrenza dell’e-commerce: praticamente ininfluente per gli agenti dell’industria ma molto forte per la sanità. E se entrambi i settori concordano sul ruolo fondamentale degli agenti per far crescere le rispettive mandanti, gli agenti della sanità si sentono particolarmente penalizzati dalle modifiche contrattuali imposte, a differenza di ciò che avviene nell’industria dove il problema è marginale.

Quanto al settore sanitario, gli agenti lamentano la difficoltà di avere contatti con la clientela che, per di più, è numericamente ridotta in proporzioni ad un numero troppo elevato di venditori. A questo si aggiunge – e lo si è riscontrato anche per abbigliamento ed alimentare – una incompetenza diffusa tra le mandanti.

Fonte Electomagazine – Autore Enrico Toselli

Enasarco, cambio alla presidenza

In data 9 ottobre 2024, il Consiglio d’Amministrazione, riunitosi regolarmente, ha deliberato con il voto favorevole di dodici consiglieri su quattordici aventi diritto la revoca dell’incarico di Presidente al consigliere dott. Alfonsino Mei.

Tra i voti favorevoli si annoverano quelli dei due consiglieri in rappresentanza di USARCI e FISASCAT, i Consiglieri in rappresentanza di Confcommercio e Fnaarc si sono astenuti dal voto.

Così commenta il Segretario USARCI e Consigliere Enasarco Antonello Marzolla “I motivi sono il venir meno della fiducia nei suoi confronti e una serie di consulenze legali conferite senza aver osservato le procedure che hanno dato luogo ad un contenzioso contro l’Enasarco”

Contestualmente alla revoca, il Consiglio ha affidato le funzioni presidenziali al Vice Presidente Vicario, che le eserciterà per il tempo strettamente necessario fino alla nomina del nuovo Presidente.

La decisione assunta riflette l’impegno del Consiglio d’Amministrazione nel garantire una gestione ordinata e trasparente dell’ente, nell’interesse di tutte le parti coinvolte sia agenti che mandanti.

Nessuna indennità in caso di pensione di vecchiaia anticipata all’agente non sindacalizzato

È stata recentemente emessa una sentenza di Cassazione (N.17235 del 15/6/23), la motivazione principale verte sulla non debenza delle indennità di fine rapporto nel caso in cui il mandato di agenzia non sia sottoposto alla contrattazione collettiva ma solo al codice civile.

Il contenuto della sentenza può riassumersi come di seguito:
l’indennità di cessazione del rapporto, disciplinata dall’art. 1751 codice civile, non è dovuta quando l’agente recede dal contratto, a meno che il recesso sia giustificato da circostanze attribuibili al preponente o da circostanze attribuibili all’agente, in particolare l’età, l’infermità o la malattia, per le quali non può più essergli ragionevolmente chiesta la prosecuzione dell’attività. Al di fuori delle eccezioni sopra indicate, il recesso dell’agente rappresenta per legge, sempre (anche in caso di maturazione del diritto alla pensione anticipata di vecchiaia), un fatto impeditivo del diritto all’indennità;

l’uso del termine “età” nell’art. 1751 codice civile, accanto a quelli di “infermità o malattia”, rende evidente la ratio legis come volta a limitare il diritto all’indennità a ipotesi caratterizzate da impedimento assoluto dell’attività idoneo, appunto, a giustificare il recesso. In tale contesto l’età non può che richiamare il concetto di raggiunti limiti di età per il pensionamento di vecchiaia.
In buona sostanza, secondo la sentenza la maturazione del diritto alla pensione anticipata di vecchiaia da parte dell’agente non integra di per sé l’ipotesi che consente ai sensi dell’art. 1751 codice civile di recedere da un rapporto di agenzia, senza perdere il diritto all’indennità di fine rapporto.

Da una lettura più attenta del dispositivo emerge però che i giudici hanno altresì vagliato la regolamentazione prevista dagli Accordi Economici Collettivi in cui, come sappiamo, l’indennità è dovuta nelle fattispecie in cui l’agente ne mantiene il diritto.

Pertanto prima della cessazione del rapporto sarà importante verificare l’applicabilità degli accordi economici collettivi e la data di stipula.

Quindi, Colleghi, attenzione! La contrattazione collettiva, ovvero gli AEC o AA.EE.CC. (Accordi Economici Collettivi), non si applica a tutti gli agenti indistintamente, ma solo a coloro i quali hanno sottoscritto un mandato che faccia espresso riferimento agli AEC stessi. Oppure si applica al contratto  in cui ambedue le parti – ditta mandante e agente – siano iscritte alle rispettive organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto detti accordi.

E’ bene ricordare inoltre, che occorre sempre verificare se il sindacato al quale si aderisce sia firmatario degli AEC. Non tutti lo sono! A tal proposito ricordiamo che l’USARCI è firmataria di tutti gli AEC più importanti.

Per questi ed altri motivi è bene sempre rivolgersi al sindacato al fine di evitare amare sorprese.

USARCI, DAL 1949 A DIFESA DEGLI AGENTI DI COMMERCIO

Dal 1949 l’USARCI rappresenta e tutela gli agenti di commercio italiani.

Oltre settant’anni di storia, ricchi di conquiste sindacali ottenute con il lavoro, la professionalità e la dedizione.Siamo l’unica associazione indipendente di soli agenti di commercio a tutela della stessa Categoria.

Le adesioni contribuiscono a renderci più forti, rappresentando una concreta opportunità di tutela e supporto nella quotidianità della nostra professione.

Questi 4 mesi di fine 2023 saranno ricchi di sfide e di nuovi obiettivi, primo tra tutti l’aggiornamento degli Accordi Economici Collettivi in discussione con le case mandanti per aggiornare i nostri diritti, la nostra delegazione composta, oltre che dal Sottoscritto, dal Presidente Giovanni Di Pietro, dal Vice Presidente Massimo Azzolini e dal nostro Segretario Generale Antonello Marzolla, sta lavorando per sviluppare ed ampliare le proposte da presentare.

Uno degli impegni prioritari sarà quello di analizzare l’impatto che sta avendo e che avrà il “Commercio Elettronico” nel nostro settore, quello dell’intermediazione, non solo in termine di ricadute occupazionali ed economiche, ma anche in termini di qualità della promozione dei beni e dei servizi offerti alle aziende, oltre che nella conclusione degli affari. Sarà fondamentale chiarire, senza ulteriori interpretazioni, ciò che rientra nell’attività di agenzia.

Cercheremo di far rientrare nel diritto alle indennità di fine rapporto successive al pensionamento anche i soci delle società di persone, di ridefinire l’Indennità Meritocratica e del Patto di Non Concorrenza Post Contrattuale e proporremo di annullare la mancata erogazione delle indennità di fine rapporto a fronte di dimissioni di un agente non per giusta causa.

Inoltre riprenderemo a spingere le nostre proposte a suo tempo già portate all’attenzione delle istituzioni governative, come la Proposta della patente Professionale per la nostra categoria, o quella della piena deducibilità su Acquisto o Leasing sulle Auto e per ultimo una ulteriore tutela per gli agenti Monomandatari proponendo alle mandanti di non scendere sotto una soglia minima di provvigioni annuali individuata come reddito minimo lordo pari a tre volte la retribuzione lorda di un lavoratore dipendente di settimo livello.

Lotteremo per cambiare insieme il futuro degli agenti tutelando la nostra Professionalità!

L’ USARCI, è sempre e solo dalla parte degli Agenti.

Fonte ElecToMagazine

Preoccupati per la situazione economica e per le provvigioni

Presenti sui social ma senza utilizzarli per attività professionali; rassegnati ad una fase di stagnazione tendente al peggioramento delle proprie condizioni economiche; scarsamente impegnati in attività di aggiornamento.  I dati che emergono dalla ricerca condotta dall’Osservatorio Usarci tra gli agenti di commercio confermano la fase di profonda incertezza della categoria.

Le migliaia di agenti che hanno risposto al questionario, dimostrando un sorprendente interesse allo studio del settore, ritengono che la crisi abbia inciso notevolmente negli ultimi anni e che i propri clienti siano stati penalizzati. Tanto o poco, a seconda dei settori e delle situazioni individuali, ma comunque penalizzati.

Eppure solo una parte degli agenti ritiene che queste difficoltà esterne abbiano avuto ripercussioni negative sulla propria attività e sui propri guadagni. Il che conferma il ruolo fondamentale della categoria. Così indispensabile da risentire della crisi in misura inferiore rispetto alla situazione generale. Forse anche per la riduzione del numero complessivo di agenti, che favorirebbe la concentrazione, benché la percentuale di agenti monomandatari non cambia nell’ultimo periodo. Per il nuovo anno, tuttavia, più di metà degli agenti teme una riduzione delle proprie provvigioni, seppur in misura limitata.

Però l’Osservatorio Usarci evidenzia anche alcune criticità che potrebbero incidere negativamente in prospettiva. Basti pensare all’utilizzo dei social. Quasi il 70% degli agenti è presente, ma una percentuale analoga li utilizza poco o nulla per la propria attività professionale. E li utilizza altrettanto poco per aggiornarsi. Ma, paradossalmente, ritiene di aver bisogno di una maggior tutela sindacale e di maggiori informazioni anche di carattere generale sulla categoria.

Considerando che le vendite online continuano a crescere, sarebbe forse più opportuno che i social, le newsletter, i corsi di aggiornamento online diventassero più abituali proprio per entrare in un contesto che è cambiato e che continua a cambiare.

Fonte ElectoMagazine – Enrico Toselli

Noi Agenti, lavoratori capaci di cambiare, muoverci ed adattarci

Seimila, 

seimila in meno amici, è questo il numero degli agenti che annualmente   manca all’appello, questo numero deve farci riflettere. 

Enasarco, Accordi Economici Collettivi, Monomandato, ruolo del sindacato, questi gli argomenti che andremo a trattare 

Cari ospiti, care amiche ed amici, cari delegati Usarci,

Ci eravamo incontrati appena un anno fa e l’invasione della Ucraina da parte della Russia era appena iniziata. Nessuno poteva immaginare che nel nostro continente, dopo gli orrori e gli olocausti del secolo passato si tornasse a guerreggiare, la storia non ci ha insegnato nulla. La nostra cara Europa, il continente più ricco di storia e di cultura, il continente che, se unito sarebbe senza ombra di dubbio economicamente il più forte del mondo, ricade nel vecchio errore, la guerra.  Gli uomini meno intelligenti hanno bisogno della forza per dimostrare la loro egemonia, il predominio sull’altro.  

Pensavamo che durasse poco, che tutto ciò  fosse una follia passeggera, invece è una realtà che è entrata nel secondo anno della sua durata e che rischia di risucchiare altre nazioni.

Non avrei mai pensato che una mia relazione assembleare potesse iniziare con la parola, GUERRA.

Abbiamo combattuto e vinto un virus che ha generato una pandemia globale, ma evidentemente l’uomo non è in grado di debellare definitivamente il male generato dai conflitti.

Noi tutti siamo consapevoli che il dialogo tra stati, la democrazia, la tolleranza, la solidarietà, i principi religiosi sui quali si è fondata la nostra cultura, che si sia credenti o no, fanno parte dei valori che ci sono stati tramandati, e per questo dobbiamo trovare la forza e la determinazione per contrastare qualsiasi tipo di conflitto. 

In tutto ciò si è sentita la mancanza di una politica internazionale promossa dalla comunità Europea, comunità esistente sulla carta ma ancora priva di incisività in politica e finanza internazionale. Questo è un grave deficit.

È di questi giorni l’inizio di un nuovo conflitto in Sudan, mentre dalle cronache sono scomparse le guerre che ormai da anni insanguinano il continente africano, si aprono nuovi scenari di possibili conflitti in Asia con sempre maggior violenza e vittime generando flussi incontrollabili di povera gente disposta anche a morire in mare a fronte della speranza di un approdo in terre più tranquille.

Anche in questo la nostra Europa non ha saputo mettere a terra una politica saggia e condivisa, girando lo sguardo altrove come se quello dei migranti fosse un problema marginale che non riguarda tutti.

In questo scenario grigio e complesso si inserisce la nostra Italia, il cui Pil del 2021 era cresciuto oltre ogni rosea previsione raggiungendo il 6% ma che oggi, proprio a causa delle guerre, dell’impennata delle quotazioni energetiche, delle materie prime, delle speculazioni di finanzieri senza scrupoli e della conseguente crisi geo-politica, viene stimato all’1%.

Ebbene cari amici, se nonostante la sequenza quasi insostenibile di shock negativi nel Paese non si è manifestata anche una crisi sociale, ciò è da attribuire a chi nonostante tutto ha continuato a produrre e funzionare, a chi con senso di responsabilità, dedizione ed impegno quotidiano, ha dato continuità al proprio lavoro stringendo i denti e combattendo l’incertezza.

Tra questi vi è da annoverare anche la nostra categoria, gli Agenti di commercio, categoria che, pur dentro la nebbia della crisi ha saputo vedere la luce delle opportunità, ha saputo adattarsi alle nuove esigenze trasformando il proprio lavoro.

Noi non ci siamo mai fermati, abbiamo continuato la nostra missione che è quella di portare ordini alle aziende che rappresentiamo, e, portare ordini significa produrre e produrre ha come conseguenza l’occupazione, i salari, gli utili, che portano alla crescita economica del paese.

 Ci siamo accollati i proibitivi costi dei carburanti, senza ricevere alcun aiuto dalla politica a differenza di altre categorie, ma non abbiamo mai abbandonato clienti e mandanti.

Sappiamo che ci attendono sfide difficili, alcune strettamente connesse con l’evoluzione della società, mi riferisco al crescente fenomeno del commercio elettronico ed all’incontrastata egemonia dei grandi portali che, al contrario di noi, operano in piena deregulation fiscale ed in aperta concorrenza a chi, per poter svolgere il nostro lavoro, deve essere in possesso di vari requisiti, come quello di  frequentare corsi sempre più difficili da reperire sul mercato, corsi che non possono essere fatti on line. Pensate, è possibile laurearsi in ingegneria, in giurisprudenza, fisica o matematica semplicemente collegandosi ad un portale Universitario, ma l’agente non può fare il corso a distanza, deve essere in presenza. E che dire del fatto che un ingegnere non può promuovere la vendita di prodotti tecnologici, un medico non può essere promotore di medicinali, ma deve svolgere un corso abilitante a differenza del venditore ambulante il quale può iscriversi alla camera di commercio senza alcun corso di formazione, con tutto il rispetto per questa attività.

Questo disordine normativo, questa inettitudine legislativa nei nostri confronti, sommata a tutti gli effetti della crisi sanitaria e bellica ha falcidiato la nostra Categoria, i numeri ne stanno delineando una costante decrescita. Ciò mette in seria difficoltà anche le aziende mandanti che faticano sempre più a trovare rappresentanti facendo lievitare i così detti “procacciatori d’affari”, termine dietro al quale si nascondono Agenti di commercio irregolari, senza diritti contrattuali e senza previdenza Enasarco, sfruttati da mandanti con pochi scrupoli.

Ad oggi in Italia i procacciatori d’affari sono circa sessantamila, un numero di soggetti in larghissima parte irregolari che, non in possesso dei requisiti corsuali previsti dalla Legge 204/85, svolge un’attività illegittima.

Quello dell’obsolescenza della legge 204 è un problema che va risolto se non addirittura abolita.

Questo è un paradigma che non ha riscontro nel resto d’Europa dove non vi sono limitazioni, chiunque può svolgere l’attività, è sufficiente iscriversi alla CCIAA. Si arriva perfino al paradosso di un agente che cancellatosi dal registro imprese dopo 40 anni di attività, perde tutti i requisiti e se volesse riprendere l’attività deve frequentare nuovamente un corso formativo.

Altro aspetto che grida vendetta da parte degli agenti è rappresentato dal bene strumentale per eccellenza: l’autovettura, sottoposta a ben due tagliole, la prima che prevede un valore di deducibilità fermo da oltre 25 anni a 25 mila euro, ed il secondo che prevede una percentuale di deducibilità dell’80%. 

Vi sono poi altre rivendicazioni irrisolte, il monomandato, la patente a punti da equiparare ad altre categorie che vivono sulle strade. 

Altre sfide ci attendono, sono quelle derivanti dalla necessità di rinnovare un assetto normativo portandolo al passo con i tempi, ammodernando la nostra contrattazione collettiva ferma al palo da ormai troppo tempo.

Purtroppo, non vi sono segnali che lascino presupporre un sollecito rinnovo. 

E qui vengo al nostro ruolo, quello dell’USARCI, delle Organizzazioni nostre consorelle e di quelle datoriali. Perché il nostro ruolo di rappresentanza si declina innanzitutto nel perimetro della nostra contrattazione collettiva.

Proprio la contrattazione collettiva è, a mio giudizio, il “cuore” pulsante di un ruolo che rappresenta il motivo stesso della nostra esistenza, della nostra missione.

Purtroppo, tra le nostre controparti è in atto una guerra egemonica, non combattuta con le armi convenzionali, ma più sottile, dove sul campo restano i diritti degli agenti di commercio; tutto ciò al solo scopo di dimostrare la supremazia dell’uno sull’altra, poco importa loro gli strascichi ed i danni che stanno provocando anche all’economia, a loro interessa prevalere e prevaricare. Non hanno il coraggio di far scegliere al mercato chi rappresenta al meglio la categoria che dovrebbero rappresentare, ma ci si incorona primi della classe ed in nome di questo pseudo primato, non riconosciuto, si decide di non confrontarsi con le altre associazioni, colpevoli del reato di lesa maestà, e gli agenti attendono il rinnovo da 11 anni. 

Dai palchi assembleari delle nostre controparti sindacali ascoltiamo e condividiamo ogni ragionamento riguardante la necessità di nuove regole, di buoni investimenti, di formazione continua, di welfare, di incentivi al lavoro per giovani donne e uomini, di sicurezza sociale, però…..

Però sono proprio le nostre controparti ad essere assenti, a non discutere insieme a noi di rinnovi contrattuali, di welfare, di formazione di patti che possano essere “la” condizione per un rilancio delle imprese che rappresentiamo ed alla quali siamo legati dai risultati dei nostri ordini.

Ci serve capire dalle nostre controparti se credono veramente alla contrattazione collettiva oppure se il loro tergiversare ha il solo scopo di ritardare l’applicabilità della normativa europea in tema di agenzia, normativa emanata per eliminare le differenze legislative tra i vari stati, disuguaglianze che loro invece acuiscono con la ricerca e l’applicazione di mille cavilli contrattuali ed operativi che in nessun altro paese sarebbero accettati dalla magistratura. 

Cosa accadrà del contratto del settore commercio? Per i motivi già elencati non si prospetta una facile soluzione, metteremo tutto il nostro impegno per giungere ad una pronta conclusione. 

Ci serve capire se esse credono veramente che la via della contrattazione sia la via maestra attraverso la quale far transitare un futuro concordato per chi rappresentiamo.

L’USARCI da sempre ha affermato di credere ad una unità sindacale vera, fatta di posizioni diverse, anche dure, ma orientate sempre e comunque ad un confronto per la tutela degli agenti che rappresentiamo.

Ormai da tempo il cammino di USARCI si è intrecciato con quello di Fisascat-Cisl, un passo significativo che ha lo scopo di rafforzare i nostri ruoli anche e soprattutto nei rapporti intersindacali.

Noi ci crediamo

Credo che non si possa domandare alla politica di fare ciò che noi per primi non siamo in grado di fare.

Per prima cosa sottolineo la necessità di una vera coesione tra consorelle nell’affrontare i temi cardine che riguardano il nostro lavoro ed il nostro futuro. Sarebbe opportuno sottoscrivere un documento di fattività dove siano elencate progetti e preminenze e si torni a fare gli interessi degli agenti con i fatti, non solo a parole. A loro dico: 

“ANDIAMO AVANTI INSIEME”

 

Le recenti vicende che hanno caratterizzato la vita dell’Enasarco hanno certamente contribuito ad acuire delle fratture che però credo vadano rimarginate, serve un passo indietro di tutti per fare poi tutti quei passi avanti indispensabili alla buona politica in favore della nostra Categoria.

Ciò è avvenuto anche a causa delle elezioni Enasarco del 2020 dove uno statuto scellerato ha messo le parti sociali l’una contro l’altra con la conseguenza che, pur di prevalere l’una sull’altra, si è fatto ricorso ad alleanze improvvide e deleterie.  

Il risultato è immediatamente salito alla ribalta; ricorsi ai tribunali, cambio di maggioranze imposte dal giudice in barba ad ogni più semplice regola democratica, una presidenza inefficace e presuntuosa ed un continuo cambio di casacca, il tutto per meri interessi personali. 

Ma chi ne paga le conseguenze di tutto ciò? È il solito agente di commercio troppo preso a portare a casa il companatico, non si accorge del serio pericolo che incombe sul suo futuro previdenziale. 

 Tutto ciò è folle; l’Enasarco deve tornare ad essere degli agenti di commercio e delle parti sociali che l’hanno fondata, le stesse parti sociali che hanno sottoscritto gli AEC; 

Il nostro è un ente di previdenza dilaniato da troppe identità e da troppi interessi, di Enasarco si parla male fin anche negli atti dello scandalo Vaticano.   

Le cose, in casa Fondazione, non vanno affatto bene, la continua erosione dei contribuenti, l’aumento costante dei pensionati, i risultati catastrofici di troppi cattivi investimenti, un’esasperata litigiosità, rischiamo di comprometterne la sussistenza. 

Voi tutti siete a conoscenza di ciò che è avvenuto nell’Assemblea dei delegati della scorsa settimana, dove un nostro intervento di denuncia sull’operato del presidente e la conseguente bocciatura del bilancio consuntivo, hanno provocato malumori e disappunti, ad esclusione della Fisascat Cisl, nessun altro sindacato ha sostenuto la nostre richieste, anzi, vi è stata quasi una ovazione per i bilanci, come se il solo bilancio costituisse un vantaggio per l’agente. 

Abbiamo un contributo di solidarietà che erode oltre il 20% della pensione, abbiamo una perequazione che è decisa dal CDA non dall’ISTAT, e tutto ciò in nome della sostenibilità dell’Ente; L’Enasarco non pensa più alle pensioni degli agenti ma esclusivamente a come sopravvivere.

Va ristabilito un equilibrio che permetta una sana riflessione su tutto ciò che deve essere fatto, per assicurare le pensioni future e presenti alla nostra Categoria.

Un equilibrio che passa attraverso le leve di Governo della Fondazione e le persone che le rappresentano, cosa che però al momento non soddisfano affatto l’USARCI.

Spero vivamente che le riflessioni che le varie componenti del Consiglio di Amministrazione di Enasarco stanno svolgendo, portino velocemente a delle soluzioni che possano dare quello slancio indispensabile al futuro della nostra Fondazione che al momento non si è affatto visto.

L’USARCI non ha rancori di sorta con le altre sigle sindacali presenti in CDA, anche se ne avrebbe validissimi motivi, noi diamo la nostra disponibilità a soluzioni diverse di quelle attuali solo per il bene degli agenti. 

Fuori i voltagabbana, gli arrivisti, gli approfittatori e fuori i pseudo sindacati. 

Occorre un nuovo patto sociale dove, pur nelle proprie identità, si torni a fare solo gli interessi di quelli che rappresentiamo, senza rancori, senza espedienti. Le guerre, come vediamo in Ucraina, portano solo morte e distruzione, e vantaggi per gli approfittatori senza scrupoli.

Occorre che i Sindacati tornino a fare politica sindacale, i sindacati possono e devono contare su tre diverse grandi funzioni strategiche

• la rappresentanza politica a tutela degli interessi degli Agenti lavoratori; 

• l’erogazione di servizi e assistenza agli agenti;

• la terza, quella più critica, rivolta alla promozione di politiche economiche, della crescita numerica della categoria, individuando ed inglobando le grandi sacche di procacciatori e di consulenti addetti alle vendite, riportandoli nell’alveo dell’agenzia. 

Mentre la prima è pressoché raggiunta, per la seconda occorre  migliorare la gamma dei servizi offerti e adeguarla alle nuove esigenze, è necessario rendere valutabile l’effettiva utilità del contributo associativo versato da ciascuno attraverso l’analisi del valore dei servizi erogati, occorre potenziare le comunicazioni inter associative con l’utilizzo dei più avanzati strumenti telematici, incrementare gli investimenti in formazione e aggiornamento delle risorse umane, cercare di evitare frammentazioni e duplicazioni nel sistema  associativo.

 

Il terzo punto appare più complesso, occorre favorire una politica che persegua una funzione strategica delle organizzazioni sindacali, quella relativa alla promozione di politiche economiche per un maggiore sviluppo finanziario e della società, tanto più crescerà il reddito pro capite tanto più ne beneficeranno le nostre vendite. 

Non è facile pensare ad un sindacato che si proponga come modello progettuale, ma è un passaggio obbligato per la crescita e sviluppo di tutta la nazione. 

Gli Agenti di commercio sono figure baricentriche, incastonate tra chi produce e chi commercializza, di quel terziario che storicamente è sempre stato il motore della ripartenza economica italiana.

Un terziario che ha sempre trainato i consumi interni e che oggi, a causa di un tasso d’inflazione a due cifre, vedono ridursi il potere d’acquisto e della ricchezza delle famiglie e con esso la capacità di spesa. 

E se ancora non si fosse capito, sono proprio i consumi il principale e prezioso carburante della nostra economia, che da troppo tempo non cresce e che rischia, a causa della riduzione dei risparmi e alla crescente incertezza, di contrarre la ripresa.

Tutto ciò richiederebbe un occhio di riguardo nei confronti del terziario e della nostra Categoria, e oggi se ne presenta l’occasione.

Tra il 2021 ed il 2027 l’Italia dovrà gestire ben 470 miliardi del PNRR e non possiamo correre il rischio di mancare investimenti e riforme.

Chiediamo delle politiche che siano a misura di professionisti, ed in particolare per quelle non ordinistiche come quella degli Agenti di commercio, capaci di incentivare i giovani ad intraprendere questa attività ed in grado di dare tutele ed incentivi.

Siamo in una stagione di grandi sfide, sfide che per essere superate hanno bisogno di una saggia politica energetica che rafforzi l’efficienza ed il risparmio.

Non è giusto, cari amici, che tutto ciò ricada sulle spalle del nostro lavoro e delle nostre famiglie.

Servono dunque strumenti e soluzioni che vanno ricercate nel confronto con le rappresentanze di categoria ed il Governo, insieme, affinché le risorse del PNRR siano una leva per tutti e per una ripartenza di tutti.

Questo discorso lo concluderò dando un titolo ai lavori che svolgeremo in questi giorni, un titolo che vada oltre ai tanti servizi che sappiamo dare ai nostri associati, un titolo che sia un po’ il riassunto di tutto ciò che siamo e che vogliamo essere anche domani:

questo titolo è: “riportiamo il nostro cuore a battere nel sindacato” 

credo che sia importante farlo!

Le donne e gli uomini che oggi sono qui come delegati sono la nostra Usarci, noi ci saremo anche in futuro, sempre vicino agli Agenti di Commercio e non solo a loro, vicino alle aziende che rappresentiamo, vicino ai nostri clienti vicini al nostro Paese che portiamo nella nostra mente e nel nostro cuore.

Viva L’usarci

Grazie

Giovanni Di Pietro